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Pro Vita Famiglia lancia affissioni contro legalizzazione cannabis in memoria del giudice Borsellino.

Β«Oggi onoriamo la memoria di Paolo Borsellino ricordando la sua netta contrarietΓ  alla legalizzazione di qualsiasi droga con una campagna di affissioni nazionali contro la legge che vorrebbe legalizzare la coltivazione di cannabis. Questa legge aumenterebbe la droga in circolazione e con essa il consumo da parte dei minori, con danni psicofisici e sociali micidiali. Secondo il Dipartimento per le Politiche Antidroga, 613.000 studenti hanno fatto uso di cannabis nel 2021. Di questi, 102.000 sono a rischio clinico (22,3%). PiΓΉ della metΓ  sono minori di 16 anni. Il 31,4% ha fumato cannabis prima dei 14 anni. Con la legalizzazione, questi dati sono destinati a peggiorare. Per questo abbiamo deciso di lanciare una campagna nazionale di affissioni per chiedere al Parlamento di bloccare questo progetto di legge, nel nome di Paolo BorsellinoΒ».

Lo afferma Jacopo Coghe, portavoce di Pro Vita & Famiglia Onlus, presentando la nuova campagna di affissioni che parte oggi da Roma, Milano, Bologna, Napoli, Torino e proseguirΓ  nelle prossime settimane nelle altre principali cittΓ  italiane.

Sui manifesti campeggia l’immagine di una mano che lascia cadere la cenere di uno spinello nella testa spaccata di un adolescente, accanto allo sloganΒ β€œLa droga legale fa ancora piΓΉ male”.

Β«Legalizzare la droga significherebbe normalizzarla – prosegue Coghe – e questo sarebbe un messaggio devastante per le centinaia di migliaia di minori consumatori a rischio dipendenza, che affollano sempre piΓΉ le comunitΓ  di recupero. Come sosteneva il giudice eroe Paolo Borsellino, addurre tra i fini della legalizzazione il contrasto alle mafie Γ¨ da β€œdilettanti di criminologia”, perchΓ© la legalizzazione della cannabis porterebbe la mafia a investire su cocaina e droghe ancor piΓΉ pesanti e dannose, aumentando inoltre lo spaccio di cannabis verso minori che sarebbero ovviamente esclusi dalla legalizzazione. I piΓΉ fragili, dunque, pagherebbero le conseguenze della legalizzazione, e uno Stato civile non puΓ² tollerarloΒ», conclude Coghe.
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