Agricoltura

Cia porta la protesta a Montecitorio: «Prezzi alle stelle e campi abbandonati, i conti non tornano»

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Di fronte a Montecitorio va in scena la protesta di Cia-Agricoltori Italiani. Il 21 ottobre la delegazione calabrese si unisce ai presidi della Capitale per denunciare speculazioni, rincari energetici e il rischio di un irreversibile abbandono dei territori.

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ROMA – Un sistema in cui chi produce cibo guadagna sempre meno e chi lo compra è costretto a pagarlo sempre di più è, per definizione, un sistema che non regge. È attorno a questa stortura strutturale che si consuma la nuova fase di mobilitazione promossa da Cia-Agricoltori Italiani. Il prossimo 21 ottobre la piazza di Montecitorio vedrà schierata la delegazione di Cia Calabria, al fianco dei rappresentanti di Basilicata, Abruzzo e Umbria, per portare nel cuore della politica romana il grido d’allarme di un comparto sull’orlo del collasso.

La forbice dei prezzi e la morsa dell’inflazione

I numeri tratteggiano la mappa di una vera e propria crisi di filiera. Mentre l’inflazione sui prodotti alimentari freschi segna un +5,5% su base nazionale, i compensi riconosciuti ai produttori alla sorgente subiscono riduzioni drastiche: il prezzo dell’olio extravergine d’oliva all’origine crolla del 50%, quello del latte del 24%, accompagnato da pesanti contrazioni per tutto il comparto frutticolo.

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Dall’altro lato della catena, il consumatore finale assiste a rincari che pareggiano cifre da capogiro. Emblematici i rilevamenti effettuati nei mercati rionali – come quello di viale Papiniano a Milano – dove tra gennaio e ottobre si sono registrati balzi del +202% per le zucchine, +102% per carote e mozzarelle e +115% per le arance. Cifre che comprimono la capacità di spesa delle famiglie a basso reddito, spingendole verso consumi di minore qualità nutrizionale.

Ancora più marcato appare il divario tra campo e scaffale:

  • Le carote passano da 0,28 €/kg all’origine a 1,46 €/kg al dettaglio (+421%);
  • L’uva da tavola sale da 0,58 €/kg a 2,99 €/kg (+416%), toccando punte di 4,50 €/kg nelle piattaforme di e-commerce o per le fasce premium.

«Siamo dentro una tempesta perfetta, colpiti dagli effetti delle guerre e del cambiamento climatico», dichiara il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini. «Gli agricoltori lavorano con prezzi che non coprono neppure i costi di produzione, mentre nelle famiglie il carrello della spesa pesa sempre di più. Non possiamo accettare che chi produce cibo venga pagato sempre meno e chi lo compra sia costretto a pagarlo sempre di più».

L’impatto sulla Calabria: costi alle stelle e rischio dissesto

Se la crisi colpisce l’intero territorio nazionale – che tra il 2010 e il 2023 ha visto scomparire il 30,3% delle proprie aziende agricole – in Calabria gli effetti assumono i contorni dell’emergenza sociale e ambientale. La chiusura delle attività agricole si traduce nell’abbandono delle aree interne e rurali, con la conseguente perdita di biodiversità e l’esposizione del territorio a un crescente rischio idrogeologico.

A gravare sui bilanci delle aziende calabresi è anche l’esplosione dei costi operativi. Ad agosto 2026 i carburanti agricoli hanno registrato un aumento del 40% su base annua (+143% per il gasolio agricolo rispetto al 2021), mentre i fertilizzanti segnano un +12%.

«Agricoltori e cittadini sono sulla stessa barca», sottolinea il presidente di Cia Calabria, Nicodemo Podella. «Dobbiamo unire le forze in un’alleanza strategica per spezzare la catena della speculazione».

Le richieste al Governo

In vista dell’appuntamento del 21 ottobre, Cia Calabria rivolge un appello diretto ai parlamentari regionali e al Governo nazionale, chiedendo misure concrete da tradurre direttamente in bilancio:

  1. Monitoraggio e tutela: Contrasto severo alle pratiche commerciali sleali lungo la filiera e controllo trasparente dei prezzi.
  2. Contenimento dei costi energetici: Interventi d’urgenza sulle bollette e rifinanziamento del credito d’imposta sul gasolio agricolo.
  3. Flessibilità sulle risorse: Possibilità di impiegare i fondi stanziati per i fertilizzanti anche a copertura degli altri rincari di produzione.
  4. Programmazione di lungo periodo: Strumenti di pianificazione per consentire alle imprese di rimanere sul mercato in condizioni economicamente sostenibili.

La posta in gioco, evidenziano dai vertici dell’associazione, va oltre la difesa di una singola categoria: garantire un prezzo giusto all’origine rappresenta il presupposto fondamentale per preservare la sovranità alimentare del Paese ed evitare la totale dipendenza dalle importazioni dall’estero.

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