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Porti turistici l’ Istmo dei paradossi: la vela d’oro scappa dalla Calabria

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Il charter nautico tra potenzialità da record e la fuga forzata nei porti delle altre regioni. Il grido d’allarme degli imprenditori Bonacci e Ricordo: «Siamo pronti a investire, ma la politica sblocchi i porti di Catanzaro, Vibo e Reggio»

LAMEZIA TERME – Un territorio benedetto dalla geografia e dalla logistica, ma sistematicamente penalizzato dall’immobilismo. È questo il duro atto d’accusa che si leva dal cuore dell’istmo calabrese, la striscia di terra più stretta d’Italia, dove il turismo nautico a vela – uno dei segmenti a più alto valore aggiunto dell’economia internazionale – rischia il definitivo soffocamento.

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L’opportunità di riaprire con forza il dibattito nasce dalle recenti riflessioni del dott. Pasquale Natrella (Forza Italia Lamezia), il quale ha riacceso i riflettori sulla necessità strategica di realizzare il Porto Turistico di Lamezia Terme per fare della regione un vero hub del Mediterraneo. A raccogliere e rilanciare questa sfida, portando al tavolo l’amara realtà di chi fa impresa sul campo, sono il dott. Francesco Bonacci, fondatore della F.B. Charter S.r.l., e l’arch. Enzo Ricordo, imprenditore reggino alla guida di Parallelo 38 e consigliere nazionale di Confindustria Nautica.

Se da un lato gli operatori concordano con l’analisi di Natrella sulla straordinaria unicità logistica dell’istmo lametino e sulla forte espansione globale del charter, dall’altro evidenziano come le attuali, drammatiche carenze strutturali della portualità calabrese costringano già oggi le aziende a una fuga forzata verso i porti di altre regioni, regalando fette immense di mercato internazionale ai territori vicini.

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Il caso Catanzaro Lido: un porto fantasma tra degrado e burocrazia

A dare voce al profondo disagio dell’area centrale della regione, in particolare della provincia di Catanzaro, è il dott. Francesco Bonacci:

«Condividiamo in toto la visione di Natrella sul potenziale dell’istmo e sulla necessità di infrastrutture moderne per fermare i flussi dei diportisti, ma la realtà quotidiana a Catanzaro Lido è inaccettabile. Ci troviamo di fronte a un porto che sulla carta esiste, ma che nei fatti rimane del tutto inutilizzabile per il charter. La cronaca locale documenta da tempo una situazione insostenibile: pontili sequestrati, spesso privi di personale e servizi di assistenza all’ormeggio, cavi elettrici esposti, problemi di insabbiamento del fondale, aree di cantiere incomplete e sporcizia. Operare tra la sede di Catanzaro Lido e l’unità locale di Falerna significa fare i salti mortali in un deserto di ormeggi commerciali stabili. La provincia di Catanzaro è totalmente paralizzata ed esclusa dai grandi circuiti della vela perché non esiste un solo posto barca sicuro, pulito e accessibile da dedicare alle attività fluttuanti di noleggio e locazione. È una ferita aperta per la mia società, la F.B. Charter S.r.l., e per chiunque abbia investito capitali propri credendo nello sviluppo costiero di questa provincia».

Il vicolo cieco del Tirreno: Vibo saturo e logisticamente respingente

Spostando lo sguardo sul versante tirrenico, la situazione non migliora. Lo dimostra l’esperienza dell’arch. Enzo Ricordo, costretto a individuare nel moderno Porto Turistico di Capo d’Orlando, in Sicilia, la base operativa principale per la flotta di catamarani di lusso di Parallelo 38.

«Reggio Calabria sconta cronici ritardi che frenano la reale fruibilità diportistica commerciale – spiega Ricordo – mentre Vibo Valentia Marina, pur rappresentando l’unico vero scalo strutturato del Tirreno centrale, soffre di un duplice limite. Da un lato è totalmente saturo di imbarcazioni private, escludendo l’insediamento di flotte charter stabili. Dall’altro, sconta una pesante penalizzazione logistica e ambientale nel circondario dello scalo. Il contesto retroportuale, storicamente condizionato da aree industriali dismesse, ecomostri e servitù energetiche, risulta tutt’altro che accogliente per un turista internazionale di fascia alta che spende migliaia di euro a settimana per una vacanza in barca a vela. Questa asfissia e la mancanza di un decoro urbano integrato con i servizi marittimi ci impongono, nostro malgrado, di spostare gli investimenti e le imbarcazioni oltre lo Stretto».

L’appello alla lungimiranza della politica

Il grido d’allarme di Bonacci e Ricordo si unisce e amplia lo stimolo al riscatto economico lanciato dal dirigente azzurro Natrella. L’area dell’istmo calabrese gode di una centralità geografica impareggiabile nel Mediterraneo che, se supportata da una pianificazione seria e non dall’ottusità politica del passato, potrebbe generare un indotto occupazionale straordinario nella cantieristica, nella meccatronica, nei servizi e nel turismo d’eccellenza.

«Non possiamo più permetterci di restare a guardare mentre la burocrazia affonda il turismo nautico – concludono Francesco Bonacci ed Enzo Ricordo –. Ci uniamo all’auspicio di Natrella e apriamo alla ferma speranza che l’attuale classe politica, regionale e locale, sappia dimostrare una visione finalmente lungimirante. È necessario sbloccare i nodi infrastrutturali e gestionali di Catanzaro, riqualificare i servizi di Reggio (processo che in riva allo Stretto è già iniziato ad opera del neo sindaco Cannizzaro) e Vibo e pianificare nuovi approdi. Noi imprenditori siamo pronti a fare la nostra parte, a investire e a riportare le nostre imbarcazioni e il relativo indotto economico in Calabria, ma le istituzioni devono dimostrare, con i fatti, di voler remare nella nostra stessa direzione».

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