Cibo ultra-processato, la battaglia di Coldiretti si sposta a Bruxelles: “Class action e ricorso alla Corte di Giustizia UE per tutelare la salute”
ROMA – La salute pubblica non può essere oggetto di trattativa o sottomessa alle logiche del profitto industriale. Con questo fermo presupposto si è aperto a Roma, nella cornice di Palazzo Rospigliosi, il Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione organizzato da Coldiretti in collaborazione con The European House – Ambrosetti.
Un appuntamento che ha da subito assunto i toni dell’atto d’accusa nei confronti delle politiche europee sulla gestione degli alimenti ultra-formulati, culminato nella presenza dei vertici regionali di Coldiretti Calabria — i presidenti Franco Aceto e Valentina Parisi, assieme al direttore Francesco Cosentini — a sostegno di una linea di condotta d’attacco.
L’affondo di Coldiretti: “Prima il diritto alla salute, poi i profitti”
Ad aprire le danze con una dichiarazione destinata a far discutere è stato il segretario generale della Coldiretti, Vincenzo Gesmundo. Sul tavolo c’è l’ipotesi concreta di una class action propedeutica a un ricorso formale davanti alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. L’obiettivo dichiaratosi è quello di mettere le istituzioni comunitarie di fronte alle proprie responsabilità per aver favorito, o quanto meno non contrastato con sufficiente fermezza, la proliferazione dei cibi ultra-processati sul mercato continentale.
“Siamo impegnati a garantire il giusto reddito agli agricoltori che producono quel cibo sano capace di assicurare il benessere di tutti, a partire dalle giovani generazioni” ha dichiarato Franco Aceto, presidente di Coldiretti Calabria. “L’Unione Europea non può continuare a sottovalutare i rischi per la salute legati al consumo di cibi ultraformulati, soprattutto quando a pagarne le conseguenze sono i bambini”.
L’evidenza scientifica: da The Lancet ai costi per la sanità
L’offensiva dell’organizzazione agricola affonda le sue radici in un corpo sempre più solido di evidenze scientifiche. I prodotti altamente trasformati e ricchi di additivi sono oggi associati a ben 32 effetti avversi che colpiscono l’apparato gastrointestinale, metabolico, cardiovascolare e respiratorio, oltre a favorire l’insorgenza di obesità e problemi di infertilità.
A confermare il quadro sono i dati presentati al Forum da Carlos Augusto Monteiro, medico ed epidemiologo brasiliano celebre per aver ideato la classificazione nutrizionale Nova. Un suo recente studio pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet delinea un’associazione diretta tra l’elevato consumo di ultra-processati e l’incremento di patologie severe:
- Diabete di tipo 2: +25%
- Depressione: +23%
- Sovrappeso e obesità: +21%
- Mortalità cardiovascolare e per tutte le cause: +18%
Oltre all’impatto clinico, la questione assume contorni finanziari rilevanti per i bilanci pubblici. Secondo una stima della Fondazione Aletheia, in Italia le cure per patologie croniche derivanti da cattiva alimentazione assorbono circa 13 miliardi di euro all’anno. In regioni come la Calabria, la situazione appare particolarmente complessa: il 46% della popolazione adulta si trova in condizioni di eccesso ponderale, mentre tra i bambini la problematica interessa più di uno su tre.
Il nodo delle mense scolastiche e la spaccatura con l’UE
Al centro delle critiche di Coldiretti c’è l’assenza di un quadro normativo comunitario che vieti la somministrazione di cibi ultra-processati all’interno delle strutture pubbliche, a partire da scuole e ospedali.
Mentre l’Unione Europea, nel recente aggiornamento sui regolamenti degli appalti pubblici, ha scelto di non porre limitazioni all’ingresso di tali prodotti nel settore della ristorazione collettiva, emergono controtendenze a livello locale. Un esempio citato durante i lavori è quello del Comune di Roma, che nel più recente bando per le mense scolastiche ha stabilito l’esclusione dei cibi ultra-formulati, privilegiando filiere corte, territorialità e stagionalità degli alimenti.
Per contrastare la diffusione di questi prodotti è nata l’iniziativa “Campagna Amica per la Salute”, promossa da Coldiretti insieme alla Fondazione Campagna Amica e alla Fondazione Aletheia. Il progetto ha sancito un primo patto strategico tra classe medica e mondo agricolo, concretizzatosi tra l’altro con l’ingresso dei mercati contadini all’interno dei presidi ospedalieri.
Il sentiment dei cittadini
L’azione intrapresa da Coldiretti sembra trovare riscontro nei dati dell’opinione pubblica. Secondo il rapporto realizzato in collaborazione con il Censis e presentato nel corso del Forum, il 79% degli italiani auspica un intervento normativo da parte dell’Unione Europea volto a limitare l’accesso e la diffusione dei cibi ultra-processati sul mercato.





