Un piano per salvare il cuore di Crotone: “Basta interventi spot, il Centro Storico deve tornare ad essere abitato”
Dalle agevolazioni fiscali per chi si trasferisce al contrasto all’affitto selvaggio, fino a un Tavolo permanente con il Comune: il pacchetto di proposte firmato dal Comitato Centro Storico e Confcommercio.
CROTONE – Un cuore antico che rischia di spegnersi, soffocato dallo spopolamento, dalle saracinesche abbassate e da una precarietà abitativa sempre più evidente. Parlare oggi del centro storico di Crotone significa confrontarsi con una crisi che va ben oltre la semplice manutenzione urbana: è la perdita dell’identità stessa di un quartiere dove abitare, lavorare e incontrarsi sta diventando merce rara.
Di fronte a questa deriva, l’equazione “turismo uguale salvezza” non basta più. A dirlo con chiarezza è il Comitato Centro Storico Crotone, che insieme a Confcommercio Calabria Centrale ha stilato un vero e proprio manifesto strategico per il rilancio dell’area. «Un centro storico senza abitanti non si salva con i soli turisti», è il monito. Da qui la richiesta all’Amministrazione comunale – finora rimasta senza risposta – per l’istituzione urgente di un Tavolo di lavoro permanente.
Ecco i punti cardine del piano di rigenerazione urbana e sociale avanzato dal Comitato.
1. Stop alle tasse per chi sceglie di vivere e investire nel borgo
Per fermare l’esodo, la ricetta parte dalla leva fiscale: esenzione o taglio drastico di IMU e TARI per un periodo di 3-5 anni a favore di chi sceglie di trasferire la residenza nel centro antico, ristrutturare immobili abbandonati o aprire nuove attività commerciali. L’obiettivo è ripopolare il quartiere con un tessuto sociale variegato: famiglie, giovani coppie, professionisti e lavoratori.
2. Contrasto al degrado abitativo e al sovraffollamento
Il documento accende i riflettori su una ferita aperta: il mercato degli affitti irregolari e le situazioni di grave sovraffollamento. Il Comitato chiede controlli rigorosi sugli immobili e sui contratti di locazione. «Il problema non è la provenienza di chi vi abita, ma chi affitta e a quali condizioni: la fragilità sociale non può diventare un business», si legge nel testo. Contestualmente, si sollecita una gestione più efficiente dell’edilizia residenziale pubblica per evitare sacche di ghettizzazione.
3. Riaprire le botteghe e attrarre grandi marchi
Le serrande abbassate sono il sintomo visibile del degrado. Oltre al sostegno all’artigianato locale, alla ristorazione e alle botteghe tipiche, si propone di creare le condizioni per attrarre anche marchi commerciali di richiamo capaci di generare flusso. Residenzialità e commercio, secondo i promotori, devono crescere di pari passo.
4. Eventi 12 mesi all’anno e sinergie privato-pubblico
Superare la logica delle manifestazioni estive o episodiche è la priorità per mantenere vivo il quartiere tutto l’anno. Il piano prevede un calendario stabile di mercati tematici, fiere, teatro di strada e un appuntamento fisso dedicato all’artigianato d’eccellenza, aperto al contributo finanziario di sponsor e partner privati.
5. Decoro, sicurezza e l’integrazione con il Castello
Spazzatura, illuminazione insufficiente e carenza di parcheggi richiedono un intervento organico. Tra le richieste puntuali fatte al Comune figura anche la realizzazione dell’oasi felina, fondamentale per il decoro e la convivenza civile. Sul piano urbanistico, l’idea forza è quella di creare un unico sistema integrato che connetta pedonalmente e culturalmente il Centro Storico, il Castello Carlo V e il Lungomare.
6. Fare rete con i fondi ZES e le misure regionali
La ripartenza non richiede di inventare nuove risorse, ma di sfruttare quelle esistenti. Dalle opportunità della ZES (Zona Economica Speciale) ai bandi per l’imprenditoria come Resto al Sud 2.0, Cultura Crea e le misure della Regione Calabria per i B&B e la ricettività. Il Comune dovrebbe assumere il ruolo di facilitatore e sportello informativo per guidare cittadini e investitori verso questi strumenti finanziari.
La palla passa al Palazzo Comunale
Il piano si chiude con un appello fermo alle istituzioni locali: passare dalle parole ai fatti. Il voip del Comitato chiede che il Tavolo permanente non si riduca a un passerella sterile o a un mero elenco di lamentele, ma diventi uno strumento operativo con tempi, responsabilità e coperture finanziarie certe. Rigenerare il cuore di Crotone significa prima di tutto ricostruire una comunità: la palla, ora, passa alla politica.





