La Calabria dei trattori in rivolta: blocchi e presidi contro il caro-vita. «Le nostre aziende sono allo stremo»
di Piero De Santo
Dalla Statale 106 alla Cittadella regionale di Germaneto, la protesta di agricoltori e autotrasportatori paralizza il territorio. Giudicato insufficiente lo stanziamento di 15 milioni annunciato dal governatore Occhiuto. Nel mirino dei manifestanti anche le tensioni geopolitiche globali che fanno impennare il prezzo del gasolio.
CATANZARO – La Calabria brucia di rabbia e si mobilita. Da giorni una fitta rete di proteste, che unisce sotto un’unica sigla di fatto agricoltori, autotrasportatori e diverse categorie produttive, sta attraversando la regione da nord a sud. Nel mirino dei manifestanti ci sono il caro-carburante, l’impennata insostenibile dei costi di produzione e una crisi strutturale del comparto agricolo che rischia di cancellare centinaia di piccole e medie imprese del territorio.
Barricate e presidi: la mappa del dissenso
La protesta si è fatta subito sentire sulle grandi arterie stradali. Dal 28 settembre scorso sono stati organizzati presidi permanenti e blocchi stradali “a singhiozzo” che hanno interessato punti nevralgici della viabilità regionale: dalla Statale 106 a Passovecchio (Crotone) e Davoli, fino alla Statale 18 e allo svincolo dell’A2 a Pizzo, passando per i nodi strategici di Firmo-Sibari e Rosarno. Circa duemila i manifestanti scesi in strada con i propri mezzi agricoli, pur garantendo sempre – per senso di responsabilità – il transito ai veicoli di soccorso. I presidi di Spezzano, Firmo e Davoli sono ormai diventati i quartier generali di una rivolta che promette di non fermarsi e che confluirà nella grande manifestazione nazionale indetta per il 10 ottobre a Cosenza.
Assedio alle istituzioni: il sit-in a Germaneto
La pressione si è progressivamente spostata dalle strade ai palazzi del potere. Per il 5 ottobre è stato convocato un massiccio sit-in davanti alla Cittadella regionale di Germaneto, sede della Giunta. Qui, agricoltori, commercianti e operatori del mercato agroalimentare manifesteranno fianco a fianco con il comparto dell’autotrasporto, il quale ha annunciato una mobilitazione specifica garantendo, tuttavia, di non voler bloccare del tutto le attività logistiche. La protesta ha lambito simbolicamente anche Palazzo Campanella, sede del Consiglio regionale a Reggio Calabria, per un confronto serrato con la politica locale.
Il piano della Regione e la bocciatura delle categorie
Per tentare di disinnescare la bomba sociale, il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, ha annunciato uno stanziamento straordinario di 15 milioni di euro destinato a mitigare il caro-carburanti per le imprese agricole, misura da approvare tramite un emendamento ad hoc in Consiglio.
Una risposta che però non ha convinto i diretti interessati. Se da un lato Coldiretti chiede a gran voce che gli aiuti vengano estesi anche all’acquisto dei fertilizzanti, i movimenti di base e il Movimento Popolare Nazionale hanno liquidato il provvedimento (che prevede uno sconto del 20% sul carburante agricolo e ittico) come un semplice «contentino», del tutto insufficiente a colmare il baratro della crisi in corso.
Campi abbandonati e speculazioni: le ragioni della rabbia
A esasperare i produttori è una forbice sempre più larga: da un lato i costi di produzione stellari, dall’altro i prezzi all’ingrosso riconosciuti agli agricoltori, giudicati offensivi rispetto ai prezzi finali al dettaglio nei supermercati. A questo si aggiungono la concorrenza sleale delle importazioni da Paesi terzi – che non rispettano i rigidi standard qualitativi e sanitari italiani – e l’emergenza mai risolta dei danni provocati dalla fauna selvatica. Molti imprenditori denunciano l’impossibilità persino di programmare le prossime semine.
La morsa geopolitica e l’appello a Roma
Se le sigle sindacali e i movimenti chiedono a gran voce un intervento urgente del governo centrale – in particolare sul fronte fiscale, con il taglio di accise e IVA sui carburanti e una redistribuzione del valore lungo la filiera – sullo sfondo resta la consapevolezza di una crisi globale. L’impennata dei prezzi dell’energia e del gasolio risente infatti direttamente delle forti tensioni geopolitiche internazionali, come lo scontro tra l’amministrazione statunitense e l’Iran e le minacce di blocco nello stretto di Hormuz, snodo cruciale per il commercio mondiale di greggio. Dinamiche macroeconomiche che rischiano di rendere parzialmente impotenti i governi nazionali, ma che per la Calabria rappresentano ormai una questione di sopravvivenza.





