L’agricoltura del futuro parla calabrese: robot e sostenibilità all’Oscar Green 2026
A Corigliano-Rossano va in scena la finale regionale di Oscar Green 2026. Quattro storie di resilienza e tecnologia dimostrano come l’agricoltura under 40 stia riscrivendo il futuro economico e sociale del Mezzogiorno.
CORIGLIANO-ROSSANO – C’è un’Italia che non si arrende allo spopolamento e che, anzi, decide di piantare radici profonde proprio laddove altri vedono solo partenze. È la Calabria dei giovani agricoltori, scesi in campo non per nostalgia del passato, ma con la determinazione di chi vuole governare il futuro. Nella cornice suggestiva del Relais Il Mulino, a Corigliano-Rossano, si è celebrata oggi, 9 ottobre, la finale regionale di Oscar Green 2026, il premio promosso da Coldiretti Giovani Impresa.
L’evento ha riunito il meglio dell’imprenditoria giovanile under 40 del territorio, alla presenza dei vertici dell’organizzazione: dal delegato nazionale Enrico Parisi al segretario nazionale Pier Carlo Tondo, fino al direttore regionale Francesco Cosentini e ai rappresentanti dei giovani calabresi Francesco Bilardi e Pierluigi Cipolla. A dare una scossa emotiva alla platea è stato un ospite d’eccezione, l’argento olimpico della pallavolo Valerio Vermiglio, che ha tracciato un parallelismo tra la fatica degli allenamenti e quella dei campi: in entrambi i casi, a fare la differenza sono il gioco di squadra e la capacità di non mollare mai.
L’innovazione come motore di reddito
Il filo conduttore di questa edizione, battezzata significativamente “Giovani Oggi”, è la concretezza. L’agricoltura del futuro non può essere solo una bella suggestione ecologica; deve essere, prima di tutto, un’attività capace di creare lavoro e generare reddito.
«L’innovazione deve tradursi in profitto reale per chi lavora la terra», ha scandito con forza Enrico Parisi durante il suo intervento. «Recuperare risorse, abbattere i costi di gestione e accorciare la distanza con il mercato sono i pilastri per dare una prospettiva di vita ai nostri territori. I progetti premiati oggi dimostrano che quando la ricerca incontra la tradizione agraria, si creano modelli vincenti. Ora spetta a noi garantire a questi ragazzi l’accesso alle tecnologie e una remunerazione dignitosa lungo tutta la filiera».
I quattro pionieri del nuovo modello agricolo
Le storie dei vincitori di quest’anno tratteggiano l’identità di una regione dinamica, capace di dialogare senza complessi di inferiorità con la robotica e l’economia circolare.
- Il ciclo chiuso che unisce mare e terra (Callipo Agricoltura) Nella categoria “Impresa digitale e sostenibile”, il trionfo è andato a Filippo Maria Callipo per l’azienda agricola di Maierato (Vibo Valentia). Qui, l’economia circolare non è uno slogan ma una pratica quotidiana: le acque depurate provenienti dallo storico stabilimento di lavorazione del tonno vengono riutilizzate per irrigare i campi, mentre i fanghi di depurazione si trasformano in fertilizzante naturale. Un circolo virtuoso che azzera gli sprechi idrici e abbatte i costi di smaltimento.
- La robotica alleata della tradizione (Azienda G.L. Petronio) Per la categoria “Coltiviamo insieme”, Michelangelo Notarianni (Lamezia Terme) ha ritirato il premio grazie a una straordinaria sinergia con la startup Olivabot. Insieme hanno sviluppato e testato un robot arrampicatore guidato dall’intelligenza artificiale, progettato per facilitare la raccolta delle olive negli oliveti tradizionali e scoscesi. Una tecnologia salvavita per un patrimonio paesaggizio storico che rischiava l’abbandono a causa degli insostenibili costi di gestione manuale.
- La filiera corta e solidale del chiostro (Soc. Agricola Visitazione Campi San Nicola) Il premio “Campagna Amica” è andato a un progetto unico nel suo genere a Reggio Calabria, nato dall’incontro tra le monache del Monastero della Visitazione e un gruppo di laici. Rappresentata da Suor Giovanna Francesca Quitadamo e Domenico Cutrupi, questa realtà coniuga la custodia della biodiversità locale con la vendita diretta nei mercati cittadini, dimostrando come la terra possa essere anche uno straordinario strumento di coesione sociale e di economia di prossimità.
- La canapa della Sila che guarda all’Europa (Società Agricola Jure) Infine, per la categoria “+ Impresa”, è stato premiato il coraggio di Mattia Cusani (San Giovanni in Fiore, Cosenza). Sull’altopiano della Sila, l’azienda ha strutturato una filiera integrata di canapa industriale e piante officinali. Dalla semina alla trasformazione in prodotti per la cosmetica e l’aromaterapia, l’impresa è riuscita a conquistare fette di mercato sia in Italia che all’estero, offrendo un’alternativa occupazionale concreta contro lo spopolamento delle aree interne della Calabria.





