Cultura

Reggio Emilia: Addio a Viale Città di Cutro? Il Centro Tajani insorge: «No alla cancellazione, si intitoli all’insigne magistrato»

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Scontro sulla decisione del Comune di Reggio Emilia. Il Centro studi rifiuta la rimozione del nome e la soluzione di compromesso: «L’antimafia non si fa nascondendo un cartello, ma ricordando chi ha lottato per la legalità»

REGGIO EMILIA – La proposta di eliminare la denominazione di viale Città di Cutro – e la successiva scelta del Comune di virare su un “compromesso” legato alla data del Tricolore – riaccende le polemiche in città. A opporsi con fermezza all’ipotesi di veder sparire il nome della comunità calabrese dalla mappa cittadina è il Centro studi e ricerche “Diego Tajani”, che lancia un appello chiaro all’amministrazione: non si cancelli la storia, ma la si rilanci intitolando l’arteria all’omonimo statista e magistrato.

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La riflessione avviata da Piazza Prampolini, durata oltre un anno e nata a seguito delle inchieste giudiziarie che hanno svelato il radicamento della ‘ndrangheta in Emilia, aveva infatti messo sul tavolo persino la cancellazione totale del nome del viale. Un’ipotesi evitata solo a metà con la decisione di affiancare alla vicina rotatoria un richiamo al 7 gennaio 1797.

«Cancellare il nome punisce i cittadini onesti»

Per il Centro studi, tanto la rimozione della dicitura quanto il compromesso finale rappresentano un errore concettuale e sociale.

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«La responsabilità penale è personale e non può trasformarsi in una colpa collettiva – spiegano dal Centro Tajani –. Far sparire il nome di Cutro o edulcorare la toponomastica significa far ricadere un’ombra ingiusta sulle migliaia di cittadini di origini cutrese che vivono e lavorano onestamente a Reggio Emilia. L’antimafia autentica non si fa nascondendo un nome su un cartello stradale».

La controproposta: “Viale Città di Diego Tajani”

Invece di cancellare la memoria o cercare scorciatoie neutrali, la struttura culturale torna a rilanciare con forza la propria proposta alternativa: integrare la targa trasformandola in “Città di Diego Tajani”.

Un cambio di prospettiva fondamentale per ricordare che Cutro non è solo cronaca giudiziaria, ma è la terra che ha dato i natali a una delle figure più luminose della storia delle istituzioni italiane. Tajani, magistrato e ministro della Giustizia, fu tra i primi a denunciare con coraggio le collusioni tra politica e criminalità organizzata nell’Italia post-unitaria.

L’appello nell’anno del bicentenario

La proposta assume una valenza ancora più significativa in vista del prossimo anno, quando ricorrerà il bicentenario della nascita del magistrato.

Sulla stessa linea si schiera anche lo storico Antonio Nicaso, docente ed esperto di mafie nonché presidente del Premio Tajani, che ribadisce come il vero riscatto sociale passi attraverso la valorizzazione delle figure simbolo della legalità: «Riscoprire personaggi del calibro di Diego Tajani è il modo migliore per fare cultura antimafia, unendo la memoria al riscatto civile di un’intera comunità».

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