Il gesto che cambiò l’Italia: a trent’anni dalla morte di Nicholas Green, un progetto nelle scuole per imparare a scegliere
Dal dramma della Salerno-Reggio Calabria alla nascita dell’“Effetto Nicholas”. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani lancia un percorso didattico nazionale per superare pregiudizi e disinformazione sulla donazione degli organi.
ROMA – Ci sono date che segnano un prima e un dopo nella storia civile di un Paese. Per l’Italia, una di queste date è il primo ottobre 1994. Quel giorno, nel reparto di rianimazione del Policlinico di Messina, veniva dichiarata la morte cerebrale di Nicholas Green, un bambino americano di appena sette anni. Pochi giorni prima, mentre viaggiava sul sedile posteriore dell’auto di famiglia lungo la Salerno-Reggio Calabria per un viaggio vacanza alla scoperta della storia antica che tanto amava, Nicholas era stato raggiunto alla testa da un proiettile, esploso durante un tentativo di rapina.
Di fronte a una tragedia devastante e incomprensibile, i genitori Reginald e Margaret Green compirono un gesto straordinario: autorizzarono la donazione degli organi del figlio. Sette italiani – cinque riceventi per gli organi e due per le cornee – ricominciarono a vivere grazie a quella decisione.
Da quel momento, l’opinione pubblica italiana non fu più la stessa. Quello che i sociologi definirono l’“Effetto Nicholas” squarciò un velo di diffidenza, paura e disinformazione che fino ad allora aveva circondato il tema dei trapianti nel nostro Paese. Negli anni successivi le donazioni registrarono un’impennata senza precedenti, accompagnando una profonda evoluzione scientifica, organizzativa e legislativa, culminata nella legge quadro n. 91 del 1999.
Oltre la memoria: la sfida della consapevolezza
Oggi, a oltre trent’anni da quella tragedia, il rischio concreto è che la storia di Nicholas venga consegnata esclusivamente alla memoria e alla retorica della commemorazione. Per scongiurare questo pericolo, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) ha deciso di promuovere il “Progetto Nicholas – Conoscere per scegliere”, un percorso didattico nazionale rivolto in via prioritaria alle scuole secondarie di secondo grado.
L’obiettivo del progetto non è fare propaganda o orientare preventivamente le scelte dei ragazzi, bensì fornire loro gli strumenti scientifici, giuridici ed etici per formarsi un’opinione autonoma e consapevole. La donazione degli organi è una materia complessa che non può essere lasciata all’emotività del momento o, peggio, a fake news e timori infondati. I giovani devono poter conoscere come funziona l’accertamento della morte con criteri neurologici, quali siano le garanzie di trasparenza della rete trapiantologica nazionale e come si esprime legalmente la propria volontà.
Gli studenti interrogano gli esperti
Il cuore pulsante del progetto sarà un dialogo diretto tra la scuola e la comunità scientifica. Gli studenti saranno chiamati a formulare domande, esprimere dubbi e sollevare perplessità che verranno poi sottoposte a un panel di esperti: medici, giuristi, bioeticisti e operatori del Centro Nazionale Trapianti.
Questo lavoro di raccolta e risposta non solo aiuterà a mappare i dubbi più ricorrenti e i falsi miti diffusi tra le nuove generazioni, ma confluirà in un documento nazionale che sarà consegnato alle istituzioni competenti per migliorare la comunicazione pubblica e istituzionale rivolta ai giovani.
La scuola ha il dovere di sottrarre temi così delicati alla superficialità del dibattito social. Non spetta ai docenti dire ai ragazzi cosa scegliere, ma è nostro preciso compito assicurarci che nessuno, un giorno, debba prendere una decisione così cruciale sulla base di pregiudizi o informazioni errate.
Fare della storia di Nicholas un’occasione di crescita civile significa mantenere in vita il senso più profondo di quel dono. Perché “conoscere per scegliere” non sia soltanto uno slogan, ma il principio cardine di una cittadinanza pienamente consapevole.





