Sardella, la Regione “secreta” lo studio da 158mila euro pagato con fondi UE
La Regione Calabria nega l’accesso ai dati scientifici sulla sostenibilità della pesca del novellame. Avvocatideiconsumatori non ci sta e impugna il provvedimento dinanzi all’Anticorruzione: «Un paradosso inaccettabile, pronti a ricorrere al Tar».
di Associazione Avvocatideiconsumatori
CROTONE – Sulla pesca della sardella in Calabria cala una fitta cortina di nebbia. Quello che doveva essere un percorso lineare verso la sostenibilità e la trasparenza si è trasformato in un braccio di ferro legale e burocratico. La Regione Calabria ha infatti deciso di negare l’accesso immediato ai dati scientifici relativi alla pesca del novellame, scatenando la dura reazione dell’associazione Avvocatideiconsumatori. L’organizzazione ha depositato una formale istanza di riesame dinanzi al Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza (RPCT) dell’ente per sbloccare la situazione.
Il muro della burocrazia
La vicenda affonda le radici nella richiesta di accesso agli atti presentata dall’associazione per ottenere la Relazione Tecnica e Scientifica redatta dalla società UNIMAR. Si tratta di un documento cruciale, propedeutico all’aggiornamento dei Piani di Gestione e fondamentale per ottenere la deroga dell’Unione Europea al Regolamento (CE) 1967/2006, che di fatto permetterebbe di sbloccare la pesca della sardella, un pilastro dell’economia e della tradizione gastronomica locale.
La risposta degli uffici regionali è stata però un netto “alt”. Con una nota ufficiale del Dipartimento Agricoltura e Risorse Agroalimentari, la Regione ha disposto un “differimento selettivo”, congelando la consegna dello studio scientifico fino al prossimo 27 dicembre. La motivazione? Secondo l’amministrazione, la divulgazione immediata rischierebbe di compromettere il “know-how” e gli interessi commerciali della società che ha redatto lo studio, oltre a poter “turbare” le delicate trattative in corso con il Ministero dell’Agricoltura (MASAF) e la Commissione Europea.
«Fondi pubblici e segreto industriale: un paradosso»
Una tesi che non convince affatto i legali dei consumatori. «Siamo di fronte a un paradosso amministrativo e giuridico inaccettabile», attacca l’avvocato Paola Bellomo, referente di Avvocatideiconsumatori. «La Regione ha secretato uno studio di impatto ambientale che è costato 158.600 euro, interamente finanziato con risorse pubbliche europee e già liquidato a saldo lo scorso anno. Invocare il segreto industriale su dati che riguardano l’ecosistema marino e il futuro economico di un’intera marineria viola palesemente le norme sulla trasparenza ambientale sancite dalla Convenzione di Aarhus».
Nell’istanza di riesame presentata dall’associazione si sollevano pesanti dubbi di legittimità costituzionale e violazioni del diritto internazionale. Oltre a contestare la lesione del principio di buon andamento della pubblica amministrazione, i legali eccepiscono la violazione dell’Articolo 10 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU). Secondo la giurisprudenza di Strasburgo, infatti, le autorità pubbliche non possono negare l’accesso a dati di interesse generale a soggetti sociali che svolgono il ruolo di “cane da guardia” (public watchdog) a tutela della collettività.
L’ultimatum: «Pronti al Tar»
La battaglia è solo all’inizio. L’associazione chiede trasparenza immediata per fare chiarezza sul futuro del settore. «Se i dati scientifici pagati dai cittadini dimostrano che la nostra pesca tradizionale è sostenibile, non c’è alcun motivo di nasconderli ai pescatori e ai consumatori», conclude l’avvocato Bellomo. «Se invece presentano criticità, è dovere delle istituzioni renderlo noto, smettendo di alimentare illusioni. Trasparenza significa anche questo. Se il Responsabile Anticorruzione non annullerà questo differimento pretestuoso entro i venti giorni previsti dalla legge, porteremo la Regione dinanzi al TAR Calabria».
I fari restano dunque puntati sulla cittadella regionale di Catanzaro. La marineria calabrese e i consumatori attendono di sapere se la “regione segreta” deciderà finalmente di mostrare le proprie carte.





