L’ultimo canto del Gariglione: Raiz e il Solis String Quartet sigillano la magia di Opera Sila
Nel cuore della Sila Piccola si consuma l’atto finale del festival diretto da Antonio Pascuzzo. Tra i giganti verdi scampati alle deforestazioni del Novecento, una “processione laica” celebra la natura, la memoria e l’eredità immortale di Pino Daniele. Il direttore artistico: «Travolti dalla bellezza»
dal nostro inviato
MONTE GARIGLIONE – C’è un silenzio che non è assenza di suono, ma ascolto profondo. È quello che ha accompagnato l’ultimo atto di Opera Sila, il festival gratuito firmato da Vivodimusica con la direzione artistica di Antonio Pascuzzo. Una rassegna che, per quattro fine settimana, ha attraversato la Calabria più verde, selvaggia e segreta, per chiudersi ieri in un luogo simbolo: i boschi monumentali del Monte Gariglione, la vetta più alta della Sila Piccola.
Quella che è andata in scena non è stata una semplice rassegna di eventi, ma una vera e propria “processione laica”. Una comunità in cammino che ha attraversato la foresta con passo lento e rispettoso, lasciandosi guidare dai tempi e dalle storie di un ecosistema straordinario.
La resilienza del bosco
Il Gariglione – che il viaggiatore inglese Norman Douglas descrisse come metafora di una Calabria chiusa e antica – è oggi il custode di una delle faggete meglio conservate del Mezzogiorno, tutelata dal Parco Nazionale della Sila. Lungo il sentiero tracciato dalla guida ambientale Giovanni Vizza e dall’etnobotanico Carmine Lupia, i partecipanti hanno potuto accarezzare i monumentali abeti bianchi, i pini larici e, soprattutto, i rari giganti con più di due secoli di vita: patriarchi verdi scampati miracolosamente alle barbare deforestazioni che hanno ferito queste montagne tra gli anni ’30 e ’50 del Novecento. Una testimonianza vivente di resilienza e rinascita.
L’omaggio a Pino Daniele: tra camera e Mediterraneo
In questo scenario, la musica si è fatta strumento di comunione. Prima con le incursioni acustiche di Antonio Pascuzzo e Ivan Talarico, che hanno guidato un coro collettivo sulle note dei brani più celebri di Pino Daniele. Poi, nel cortile della Caserma del Gariglione – presidio del Reparto Carabinieri Biodiversità di Catanzaro –, sotto un sole caldo e generoso, si è consumato il capolavoro finale.
La voce magnetica e graffiante di Raiz (storico frontman degli Almamegretta) e la raffinata architettura sonora del Solis String Quartet hanno dato vita a una riscrittura profonda del repertorio del cantautore napoletano. Non un tributo nostalgico, ma una traduzione colta e viscerale che ha fuso il pop-blues originario con la musica da camera e le radici della cultura mediterranea, tra accenti sefarditi e arrangiamenti eleganti.
Brani come Napule è, A me me piace ’o blues e Je so’ pazzo hanno trovato una nuova, vibrante veste. Struggente l’esecuzione di Chi tene ’o mare, trasformata in un omaggio a James Senese, dove il dialogo tra la voce di Raiz e gli archi dei Solis ha ricreato il respiro e la disperazione del sax originale. Raiz ha voluto anche condividere con il pubblico i ricordi personali legati al suo “eroe”, dal primo incontro nel 1980 fino alle telefonate e ai momenti di intima amicizia.
Storie di una Calabria straordinaria
Opera Sila ha saputo anche farsi custode della memoria storica del territorio. Durante le tappe del festival sono emerse pagine cruciali del passato silano, come quella illustrata dall’ingegnere Angelo Zumbo sulla nascita dei laghi artificiali: un’opera monumentale che a partire dal 1923 cambiò il volto della regione, innescando persino un flusso migratorio al contrario, con l’arrivo di maestranze e tecnici dal Nord Italia.
La narrazione del territorio è passata anche attraverso le parole di Maria Assunta Albi e Giovanni Vizza, autori del volume La felicità semplice (Rubbettino), che hanno restituito i ritratti e le vicende umane di questo altipiano. Infine, un momento di pura suggestione poetica ha visto Francesco Talarico recitare Imagine di John Lennon tradotta nella lingua della Sila, lasciando al pubblico un messaggio di speranza universale: «Ssi tutti ne jungìmu, tutti unu diventàmu» (Se ci uniamo tutti, diventiamo una cosa sola).
Il bilancio
A sipario calato, l’emozione del direttore artistico Antonio Pascuzzo è palpabile: «Siamo stati travolti dalla bellezza e dalla gioia delle persone che hanno incontrato, in armonia, la natura. Un’armonia che la musica ha saputo rendere ancora più concreta e visibile. Alla fine resta un senso di gratitudine verso i boschi, ecosistemi e mondi perfetti che ci hanno ospitato e protetto. In questo contesto, non ci sono state barriere tra artisti e spettatori».
L’evento è stato realizzato grazie al sostegno della Regione Calabria (Fondi POC 2014/2020 – “Calabria Straordinaria”), con il supporto di DNA Logistica e Paradiso Auto, e in sinergia con il Comune di Taverna, il Parco Nazionale della Sila e il Reparto Carabinieri Biodiversità di Catanzaro, oltre a una fitta rete di associazioni di volontariato, protezione civile e ristoratori locali che hanno reso possibile questo piccolo miracolo di cultura e natura nel cuore della Calabria.





