Ambiente

Fiasco Baldaia, l’incubo dei roghi non finisce. Bruno (Tridico Presidente): «Rimuovere subito i rifiuti»

Pubblicità

Nuovi focolai nell’area già devastata dal rogo del 2020. L’intervento dei Vigili del fuoco riaccende la protesta dei residenti. Il consigliere regionale attacca: «Basta con le misure provvisorie, serve la bonifica immediata»

SQUILLACE (CZ) – Torna a bruciare l’area di Fiasco Baldaia, a Squillace, riaccendendo la paura tra i residenti e sollevando dure reazioni politiche. Nel pomeriggio di ieri, i Vigili del Fuoco del Comando provinciale di Catanzaro sono dovuti intervenire d’urgenza per domare nuovi focolai attivi all’interno del sito, già devastato da un drammatico incendio nell’ottobre del 2020. Un intervento massiccio e complesso, che ha richiesto l’impiego di ingenti volumi d’acqua e di ben otto metri cubi di materiale schiumoso per arginare temporaneamente le fiamme e il fumo.

Pubblicità

Sul posto si è recato immediatamente il consigliere regionale Enzo Bruno, capogruppo di “Tridico Presidente”, che da tempo segue da vicino la vicenda e che già nei giorni scorsi aveva presentato un’interrogazione urgente alla Giunta regionale.

«Quello che sta accadendo ancora una volta a Fiasco Baldaia dimostra che avevamo ragione a chiedere interventi immediati e risolutivi», ha dichiarato con fermezza l’esponente politico a margine del sopralluogo. «Non possiamo continuare ad assistere passivamente allo stesso identico copione: fuoco, fumo, interventi d’emergenza e poi di nuovo una lunga, inaccettabile attesa».

Pubblicità

La protesta e il monitoraggio dell’aria

Bruno, che aveva già visitato il sito la scorsa settimana per raccogliere le forti preoccupazioni della cittadinanza, ha voluto toccare con mano la gravità della situazione attuale. Sebbene l’Arpacal abbia prontamente installato un laboratorio mobile per il monitoraggio continuo della qualità dell’aria nella zona – un passo giudicato importante dallo stesso consigliere – la misura viene ritenuta non sufficiente a garantire la salute pubblica nel lungo periodo.

«Monitorare è un passaggio necessario, ma non risolve l’emergenza alla radice», ha incalzato il capogruppo. «La fonte della criticità è ancora lì, immobile da anni: parliamo dei residui dell’incendio del 2020, di tonnellate di rifiuti combusti e incombusti mai completamente rimossi, e di un capannone fatiscente che attende ancora di essere messo in sicurezza. L’intera area aspetta una bonifica vera».

L’appello alla Regione

Con la sua interrogazione, depositata nei giorni scorsi, il consigliere chiede formalmente lo spegnimento definitivo di ogni focolaio latente, la rimozione immediata dei materiali di combustione e l’avvio immediato delle procedure di bonifica complessiva del sito. Richieste che, alla luce degli ultimi eventi, assumono ora il carattere dell’estrema urgenza.

«Oggi quella richiesta non è più rinviabile», ha concluso Enzo Bruno. «Non si può pensare di limitarsi a spegnere le fiamme ogni volta, lasciando sul posto il combustibile che continua ad alimentarle. La Regione e tutti gli enti competenti devono accelerare le procedure, individuare le risorse necessarie e definire tempi e responsabilità certi. Dopo quasi sei anni dall’inizio di questa vicenda, il tempo delle misure provvisorie è scaduto. Non possiamo permetterci di aspettare il prossimo incendio per ricordarci che quei rifiuti sono ancora lì».

Pubblicità
Pubblicità
Pubblicità