Agricoltura

Cia Calabria a Montecitorio il 21 ottobre: 30 agricoltori in piazza contro la crisi

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La delegazione sarà guidata dal presidente regionale Nicodemo Podella e dai presidenti provinciali Borruto, Milone e Pignataro. Con Abruzzo, Umbria e Basilicata, saranno 130 gli agricoltori presenti per chiedere interventi sui costi di produzione e sugli squilibri della filiera.

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Prezzi riconosciuti agli agricoltori in calo, costi produttivi in aumento e spesa alimentare sempre più pesante per le famiglie. È la contraddizione al centro della mobilitazione nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, avviata il 13 ottobre davanti a Montecitorio con lo slogan “I conti non tornano”.

La protesta punta a richiamare l’attenzione non solo sulle difficoltà delle imprese, ma anche sulle conseguenze per i cittadini: reddito agricolo, accessibilità del cibo e tenuta dei territori sono aspetti strettamente legati. Per Cia, tutelare il futuro delle aziende significa proteggere la sicurezza alimentare e garantire continuità alle produzioni italiane.

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Il 21 ottobre la delegazione calabrese a Roma

Cia Calabria sarà presente al presidio il 21 ottobre con 30 agricoltori. La delegazione sarà guidata dal presidente regionale Nicodemo Podella, insieme ai presidenti provinciali Borruto, Milone e Pignataro.

I rappresentanti calabresi si uniranno a quelli di Abruzzo, Umbria e Basilicata: complessivamente, nella giornata del 21 ottobre, saranno 130 gli agricoltori in piazza. Al centro della mobilitazione, le richieste di interventi sul caro carburanti, sull’aumento dei mezzi tecnici e sulla scarsa remunerazione delle produzioni.

Sono criticità che pesano sulle decisioni quotidiane delle aziende, dalla programmazione delle colture agli investimenti necessari per restare competitive. In Calabria, la difesa del reddito agricolo riguarda anche la salvaguardia delle aree rurali e interne: mantenere attive le imprese significa proteggere occupazione, produzioni locali e cura del territorio.

Alimenti più cari, prezzi agricoli in discesa

Nel comunicato nazionale, Cia riferisce che a settembre l’inflazione ha raggiunto il 4,2% e che i prezzi degli alimentari freschi sono aumentati del 5,5% rispetto allo stesso mese del 2025.

Per i produttori, invece, la Confederazione segnala forti cali dei prezzi all’origine: meno 50% per l’olio extravergine d’oliva, meno 30% per le susine, meno 25% per albicocche e uva da tavola, meno 24% per il latte spot, meno 22% per pesche e pere, meno 15% per le mele e meno 5% per il pollo.

Il presidente nazionale Cristiano Fini riconduce la crisi alla sovrapposizione tra gli effetti dei conflitti, il cambiamento climatico e le difficoltà economiche delle imprese. Una situazione che, secondo Cia, investe l’intera comunità: in gioco ci sono la disponibilità di cibo, la tutela ambientale e il presidio dei territori.

La Confederazione considera insostenibile che le aziende ricevano compensi spesso insufficienti a coprire i costi, mentre le famiglie destinano una quota crescente del reddito agli acquisti alimentari.

Dal campo alla tavola, divari fino al 421%

Le rilevazioni diffuse da Cia mostrano differenze significative tra prezzi agricoli e prezzi al dettaglio. A settembre, le carote sono passate da 0,28 euro al chilo sul campo a 1,46 euro al consumo, con uno scarto del 421%. Per l’uva da tavola, il confronto è tra 0,58 e 2,99 euro al chilo, pari al 416%.

Le melanzane sono passate da 0,62 a 2,75 euro al chilo, le pesche da 0,74 a 2,88 euro e i peperoni da 0,92 a 3,15 euro. Divari rilevanti vengono segnalati anche per pere Abate, zucchine e lattuga romana.

Cia precisa che queste percentuali indicano la distanza tra prezzo all’origine e prezzo al consumo, influenzata dai diversi passaggi della filiera. Per riequilibrare il sistema, chiede un monitoraggio dei prezzi, il contrasto alle pratiche sleali e strumenti che rafforzino il potere contrattuale dei produttori.

Carburanti e fertilizzanti, costi in crescita

Alla riduzione dei ricavi si aggiunge l’aumento delle spese aziendali. Nel confronto tra agosto 2026 e l’estate precedente, Cia segnala un rincaro del 40% dei carburanti agricoli e del 12% dei fertilizzanti.

Rispetto al 2021, il gasolio agricolo sarebbe passato da una fascia di 0,48-0,70 euro al litro a 1,50-1,70 euro. Nello stesso periodo, concimi e fertilizzanti avrebbero registrato aumenti compresi tra il 40% e il 100%, a seconda delle tipologie.

Anche le famiglie devono fare i conti con spese maggiori: secondo i dati riportati dalla Confederazione, il gasolio da autotrazione è aumentato del 27%, la benzina del 16% e le spese per abitazione, acqua, elettricità e gas del 9%. Da qui l’appello di Cia a un’alleanza tra agricoltori e cittadini, accomunati dalla necessità di difendere redditi e potere d’acquisto.

Le richieste al Governo

Dal presidio di Montecitorio, Cia chiede misure per rafforzare le aggregazioni produttive e il ruolo delle interprofessioni, tenere sotto controllo i prezzi e contrastare le pratiche commerciali sleali. Tra gli obiettivi indicati figurano anche la valorizzazione del Made in Italy e della filiera corta.

Per contenere i costi, la Confederazione sollecita il rifinanziamento del credito d’imposta sul gasolio agricolo, che indica come fermo a maggio, e la possibilità di utilizzare le risorse già stanziate per i fertilizzanti anche per fronteggiare gli altri rincari produttivi. Cia chiede inoltre di rifinanziare Agricoltura 4.0, così da sostenere innovazione e investimenti.

Il 21 ottobre Cia Calabria porterà a Roma le richieste della mobilitazione e le difficoltà delle imprese regionali. L’obiettivo è garantire condizioni che permettano agli agricoltori di continuare a produrre e alle famiglie di acquistare cibo sano a prezzi accessibili. “Non chiediamo privilegi: chiediamo che i conti tornino, per chi produce e per chi consuma”, ribadisce Fini.

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