Lavoro

Caos aeroporti in Calabria, il silenzio di Sacal GH dopo lo sciopero. I lavoratori: “Siamo allo stremo, pronti a un nuovo stop di 24 ore”

Non è più una semplice vertenza sindacale, ma un vero e proprio grido d’allarme che scuote le piste degli scali calabresi. Le denunce anonime e accorate che giungono alla UGL Trasporto Aereo Calabria dipingono un quadro a tinte fosche, ben lontano dai toni trionfalistici dei comunicati ufficiali sui record di passeggeri. Sotto la lente d’ingrandimento finisce la gestione di Sacal Ground Handling, insieme al socio pubblico e agli enti di vigilanza. “Il sistema aeroportuale calabrese rischia il collasso se non si interviene subito”, avvertono dal sindacato, evidenziando come la sicurezza sul lavoro, la qualità del servizio e la dignità stessa degli operatori siano ormai al limite della rottura.

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I racconti che filtrano dalle piste, specialmente dallo scalo di Lamezia Terme, descrivono turni massacranti e una cronica carenza di organico. Gli operatori si trovano spesso a dover gestire contemporaneamente più mansioni, districandosi tra ritardi nella riconsegna dei bagagli e le inevitabili tensioni con l’utenza esasperata. Un cortocircuito operativo che, secondo le testimonianze, metterebbe a repentaglio la stessa incolumità dei lavoratori. Un dato su tutti fotografa l’emergenza: appena pochi giorni fa, solo sei operatori sono stati impiegati per gestire ben diciannove voli. Una sproporzione insostenibile che ha strappato a uno dei lavoratori una confessione amara: “Stiamo scoppiando”.

Il fine settimana appena trascorso ha confermato la fragilità di un sistema sotto pressione, non solo a Lamezia Terme. Anche a Reggio Calabria e Crotone, pur con volumi di traffico differenti, la musica non cambia: carenze di personale, stress operativo e nessun potenziamento strutturale degli organici.

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A complicare uno scenario già teso si aggiunge l’emergenza caldo. Lavorare sui piazzali aeroportuali sotto il sole battente, esposti al calore dei motori degli aerei, rappresenta una prova fisica estrema. Dal sindacato sorge spontanea una domanda: perché la Regione Calabria ha previsto tutele specifiche contro le ondate di calore per altri settori, dimenticandosi dei lavoratori aeroportuali? La salute non può essere un diritto a intermittenza.

Nonostante la massiccia adesione allo sciopero dello scorso 24 giugno – un segnale che avrebbe dovuto imporre una riflessione immediata – da Sacal Ground Handling tutto tace. Nessun tavolo di confronto con la UGL, nessuna risposta sulle stabilizzazioni dei precari storici, né tantomeno un piano straordinario di assunzioni. Al contrario, il sindacato denuncia tentativi di limitare i diritti costituzionali di sciopero e assemblea.

I numeri, d’altronde, non mentono. Il traffico passeggeri negli scali calabresi è praticamente triplicato rispetto agli anni in cui si registrava circa un milione di transiti. Eppure, paradossalmente, la forza lavoro di Sacal GH risulterebbe oggi numericamente inferiore rispetto a quel periodo. Un modello organizzativo che chiaramente non ha saputo o voluto accompagnare la crescita del territorio.

Sullo sfondo rimangono forti preoccupazioni per le voci di un possibile affidamento di attività a soggetti terzi, una mossa che metterebbe a rischio il futuro di decine di lavoratori stagionali che da oltre dieci anni attendono la stabilizzazione. Risulta inoltre incomprensibile come, a fronte di investimenti milionari e utili societari, si continui a operare con mezzi obsoleti – compresi i veicoli per l’assistenza ai passeggeri con disabilità privi di aria condizionata – mentre i record di traffico vengono celebrati con passerelle e conferenze stampa.

La UGL Trasporto Aereo Calabria ha già da tempo investito della questione i vertici societari, la politica regionale e gli organi di vigilanza. Ma le risposte non arrivano. È normale che a fronte di un aumento esponenziale dei passeggeri corrisponda una diminuzione del personale? Si deve attendere un evento grave prima di agire? Interrogativi pesanti che, per ora, trovano come unica replica il silenzio dell’azienda. Un silenzio che i lavoratori sono pronti a rompere nuovamente, preannunciando una nuova e imminente azione di sciopero di 24 ore.

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