Colpo al cuore finanziario della ’ndrangheta: sequestro da 4,7 milioni di euro alla cosca Mancuso
I sigilli della Guardia di Finanza su società e villaggi turistici tra la Calabria, Milano e Catania. L’operazione, nata dalle indagini del maxi-filone “Carthago-Maestrale-Olimpo-Imperium”, svela la fitta rete di prestanome usata dal clan per schermare i capitali illeciti.
CATANZARO – Un impero economico apparentemente pulito, capace di muoversi con disinvoltura tra i flussi turistici della costa vibonese e i mercati commerciali di Milano e Catania, ma con le radici saldamente piantate nel feudo criminale della cosca Mancuso di Limbadi. È la fitta rete imprenditoriale smantellata dai militari della Guardia di Finanza che, su disposizione del Tribunale di Catanzaro – Sezione misure di prevenzione, hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro di beni e complessi aziendali per un valore stimato in oltre 4,7 milioni di euro.
La mappa degli affari: dai villaggi turistici al commercio ittico
Il provvedimento di prevenzione ha colpito al cuore la struttura societaria utilizzata, secondo gli inquirenti, per ripulire il denaro sporco della consorteria mafiosa. Sotto chiave sono finite due società di capitali con i relativi interi patrimoni aziendali – una con sede legale a Milano e l’altra a Catania –, un’impresa individuale attiva nel capoluogo lombardo e diverse quote societarie di un’ulteriore compagine catanese.
Le attività sequestrate operavano in settori chiave e particolarmente redditizi: dalla gestione di rinomate strutture ricettive e villaggi turistici sul litorale della provincia di Vibo Valentia, fino al commercio all’ingrosso di prodotti ittici e floreali. Un business diversificato che, attraverso una ragnatela di intestazioni fittizie di quote e cariche sociali a prestanome compiacenti, permetteva al clan di mimetizzarsi nell’economia legale e di reinvestire i proventi delle attività illecite senza destare sospetti.
L’offensiva dello Stato: l’eredità di “Maestrale-Carthago”
L’operazione odierna rappresenta uno sviluppo cruciale del mastodontico filone investigativo denominato “Carthago-Maestrale-Olimpo-Imperium”, la maxi-inchiesta che ha progressivamente disarticolato l’egemonia dei Mancuso nel Vibonese e le sue ramificazioni nazionali. La strategia adottata dalla Procura distrettuale guidata dai magistrati catanzaresi punta con decisione sulla “linea patrimoniale”: aggredire le ricchezze accumulate dai clan prima ancora delle condanne definitive, sfruttando lo strumento delle misure di prevenzione reali.
Tra i soggetti chiave interessati dal provvedimento figura un esponente di spicco della galassia criminale locale, già condannato in primo grado a 20 anni di reclusione per associazione mafiosa in quanto ritenuto intraneo alla cosca Mancuso. Per quanto riguarda invece i beni transitati nelle mani dei successori dell’indagato, i giudici hanno disposto il sequestro in via d’urgenza, congelando i patrimoni in attesa che il contraddittorio tra le parti definisca l’eventuale confisca definitiva.
La colonizzazione invisibile oltre i confini calabresi
L’esito di questa indagine conferma, ancora una volta, una tendenza ormai consolidata nelle dinamiche della criminalità organizzata calabrese: la capacità di proiettare i propri interessi ben oltre i confini d’origine. Milano e Catania non erano semplici piazze finanziarie distanti, ma nodi strategici di un sistema integrato in cui la facciata della legalità aziendale serviva a proteggere la sostanza del potere mafioso. Con questo sequestro da quasi cinque milioni di euro, lo Stato assesta un altro durissimo colpo alla capacità di rigenerazione economica di una delle consorterie più potenti e pervasive d’Europa.





