Italia Nostra custodi della sabbia: a Catanzaro il riscatto verde delle Dune di Giovino
CATANZARO – 29 GIUGNO 2026. Un ecosistema fragile, costantemente in bilico tra il soffio dello Jonio e la pressione dell’antropizzazione, cerca la sua rinascita. Non si tratta semplicemente di piantare fili d’erba sulla sabbia per arginare il vento. C’è un’ambizione ben più profonda dietro il progetto di riqualificazione floristico-vegetazionale della Riserva naturale regionale delle Dune di Giovino, presentato ieri al Valentino Beach Club di Catanzaro Lido durante un affollato incontro promosso da Italia Nostra. L’obiettivo dichiarato? Ricostruire un’identità ecologica ferita e, insieme ad essa, una nuova coscienza collettiva che restituisca alla comunità il valore della natura come bene comune.
Un piano d’azione tra scienza e territorio
Finanziato dalla Regione Calabria nell’ambito del Programma FESR FSE+ 2021-2027, il piano d’azione — avviato lo scorso febbraio con una fitta tabella di marcia di dodici mesi — entra ora nel vivo delle sue operazioni sul campo. Un intervento scientifico, ma dal cuore sociale. La strategia si muove su un doppio binario: da un lato la cura botanica, dall’altro la pedagogia ambientale.
Al centro di tutto c’è la terra. Specie vegetali autoctone, coltivate in una serra speciale che sarà simbolicamente intitolata alla memoria di Franco Santopolo — agronomo illuminato che ha dedicato la vita alla tutela del patrimonio naturalistico calabrese —, verranno reintrodotte per consolidare il fragile cordone dunale. Ma la natura non si difende da sola se non si governano i flussi umani. Ecco allora la necessità di delimitare i sentieri, regolamentare gli accessi e installare una segnaletica che parli il linguaggio della divulgazione scientifica.
Il botanico Giuseppe Caruso lo ha spiegato con estrema chiarezza: sono le radici delle piante a tenere in vita la duna, agendo come una vera e propria rete invisibile contro l’erosione. Una tesi supportata dalle analisi del geologo Fabio Procopio sulla vulnerabilità geomorfologica del sito e dalle osservazioni della naturalista Barbara Santostefano, che ha ricordato come il ripristino della flora sia la chiave per il ritorno di una fauna diversificata.
La convergenza delle istituzioni
L’incontro ha registrato una straordinaria convergenza istituzionale, segno che la tutela della biodiversità non è più considerata una questione marginale. Elena Bova, presidente della sezione catanzarese di Italia Nostra, ha rivendicato con orgoglio un risultato ottenuto dopo anni di battaglie e dialogo incessante con il territorio. Una sinergia rimarcata dai consiglieri nazionali dell’associazione, Angelo Malatacca e Carlo De Giacomo, che vedono in Giovino un modello esportabile di “buone pratiche” di conservazione attiva a livello nazionale.
La Regione, rappresentata dal dirigente del Settore Parchi Giovanni Aramini, ha evidenziato come l’Europa possa davvero fare la differenza quando i fondi intercettano progetti di reale spessore scientifico. Dal canto suo, il Comune di Catanzaro — presente con il dirigente all’Ambiente Andrea Adelchi Ottaviano, l’assessora Irene Colosimo e la vicesindaca Giusy Iemma — ha confermato l’impegno a fare della Riserva un pilastro dello sviluppo sostenibile cittadino, annunciando anche nuovi finanziamenti regionali per la sentieristica.
Comunità in cammino
La scienza, senza le persone, rischia di rimanere un esercizio accademico. È questo il fulcro della filosofia illustrata da Viola D’Ettore e Krizia Ciangola, menti dietro la genesi del progetto, affiancate dall’architetta Erika Fammartino, che ha tradotto queste idee in linee d’intervento concrete e a basso impatto. Un ringraziamento speciale è andato all’Associazione Zarapoti, all’Associazione Dune APS del presidente Mendicino e al Valentino Beach Club, storica oasi di accessibilità premiata già nel 2017.
La giornata si è chiusa lì dove tutto ha inizio: sulla sabbia. Una passeggiata guidata tra i profumi della macchia mediterranea ha permesso ai cittadini di toccare con mano la fragilità e la bellezza di un luogo che chiede solo di essere protetto. Per ricominciare a respirare insieme al suo mare.





