Sanità in Calabria, Occhiuto firma il riparto del Fondo dopo 17 anni: «Via il commissariamento». Ma è scontro con la Corte dei Conti e l’opposizione
CATANZARO – Un colpo di spazzola per archiviare diciassette anni di purgatorio. Roberto Occhiuto firma in Giunta la delibera sul riparto del Fondo sanitario regionale e lo fa indossando, per la prima volta e non senza una calcolata solennità, la doppia veste di governatore e assessore alla Sanità. Niente più scudo del commissariamento governativo. Una mossa che, nelle intenzioni di Palazzo degli Elefanti, dovrebbe sancire il ritorno alla normalità democratica e amministrativa di una sanità storicamente colpita da gestioni straordinarie. Eppure, dietro il trionfalismo dei post social, la transizione dal vecchio regime alla gestione ordinaria assomiglia a un sentiero interrotto, minato da veti burocratici e veleni politici.
La delibera, atto fondamentale per consentire ad aziende sanitarie e ospedaliere di sbloccare i bilanci e chiudere i consuntivi, è planata sul tavolo della Giunta dopo settimane di fibrillazione. Al centro della contesa, un limbo giuridico innescato dai rilievi della Corte dei Conti sul Dpcm attuativo, il decreto del Consiglio dei ministri che avrebbe dovuto formalizzare la fine del commissariamento. Un “alt” della magistratura contabile che ha rischiato di congelare la macchina amministrativa regionale, intrappolandola in un vuoto di potere tra il vecchio e il nuovo corso.
La reazione di Occhiuto non si è fatta attendere, consumandosi tanto nelle stanze romane quanto sulle piattaforme digitali. Liquidando i rilievi dei magistrati contabili come un semplice “intoppo burocratico” superato in ventiquattr’ore grazie a un filo diretto con Palazzo Chigi, il presidente ha rivendicato la paternità politica dell’operazione. Ma è sui toni che si è consumata la rottura più evidente. Con un affondo destinato a far discutere, Occhiuto ha attaccato l’opposizione definendola «sfigata» e rilanciando: «La Calabria non è più sfigata come prima».
Parole che hanno immediatamente surriscaldato il clima politico calabrese, trasformando un passaggio tecnico-finanziario nell’ennesimo terreno di scontro istituzionale. Se per la maggioranza la delibera rappresenta la bandiera di una ritrovata autonomia, per le opposizioni si tratta di una forzatura che non cancella le fragilità strutturali e i nodi giuridici ancora irrisolti di una sanità che fatica a trovare pace.





