L’arte che cura: al Museo di Pitagora la rinascita passa dalla creatività
CROTONE – Una tela bianca che diventa specchio dell’anima, il colore che cura dove le parole faticano ad arrivare. Si è consumato in questa cornice di senso, nella suggestiva atmosfera del Museo e Giardini di Pitagora, il convegno “Arte-Terapia come strumento di riabilitazione e di riscoperta di sé stessi nel Servizio per le Dipendenze Patologiche”. L’evento, nato dalla sinergia tra il Dipartimento Salute Mentale e Dipendenze dell’ASP di Crotone e l’Amministrazione comunale, ha acceso i riflettori su un approccio terapeutico tanto antico quanto rivoluzionario.
Non una semplice teoria, ma una prassi consolidata. Al centro del dibattito, infatti, è emerso con forza il valore terapeutico dell’espressione artistica, intesa non come mero passatempo, ma come pilastro per la riabilitazione, la prevenzione delle ricadute e l’inclusione sociale di chi affronta il tunnel delle dipendenze.
Sinergie istituzionali e cura del territorio
I lavori si sono aperti con i saluti istituzionali del sindaco Vincenzo Voce. Il primo cittadino ha rimarcato un concetto chiave: la cura non è un fatto privato, bensì un percorso collettivo che richiede alleanze solide tra istituzioni, servizi sanitari e territorio, specie quando si tratta di proteggere le fasce più vulnerabili della popolazione. Presente all’incontro anche l’assessore alle Politiche Sociali, Maria Lucia Cosentino, la cui partecipazione ha suggellato la vicinanza concreta del Comune a percorsi fondati sull’ascolto attivo e sull’inclusione.
A tessere il filo conduttore degli interventi è stato il dottor Giuseppe Palucci, già direttore del Servizio per le Dipendenze dell’ASP crotonese, nel ruolo di moderatore. La dottoressa Antonella Cernuzio, attuale responsabile del Servizio, ha poi offerto un’analisi dettagliata sull’efficacia clinica dell’arte-terapia, spiegando come il gesto creativo possa disinnescare i meccanismi della ricaduta psicologica.
Il gruppo, la rete, la persona
Ma come si declina, in concreto, questo percorso? La psicologa Katiuscia Lupia ha focalizzato il suo intervento sulle dinamiche di gruppo, descrivendolo come un vero e proprio “spazio terapeutico” in cui la condivisione della vulnerabilità, mediata dall’arte, accelera il recupero. Un’integrazione, quella tra sanitario e sociale, approfondita dalla dottoressa Alessandra Mesoraca (responsabile Elevata Qualificazione del Servizio Politiche Sociali del Comune), che ha ribadito la necessità assoluta di rimettere la persona – e non la sua patologia – al centro dei protocolli di cura.
La forza espressiva dell’arte ha trovato voce anche nelle parole della maestra d’arte Brunella Pisani, che ha illustrato la pittura e la scultura come veri e propri “farmaci dell’anima”. Al tavolo dei relatori si sono alternati anche Tommaso Pupa, vicepresidente provinciale ACLI, e Mariangela Perito, responsabile nazionale Donne ACLI; entrambi hanno allargato lo sguardo sul ruolo del terzo settore e sulla specificità dell’universo femminile nei contesti di marginalità e riscatto sociale. Tra gli interventi della giornata, particolarmente significativo è stato anche il contributo del maggiore Rossella Pozzebon, in rappresentanza dell’Arma dei Carabinieri, a testimonianza di una vicinanza interistituzionale che abbraccia anche il presidio della legalità e della sicurezza sociale.
Otto storie di rinascita
Il cuore emotivo del convegno è pulsato attorno al progetto “Una donna non è la sua dipendenza – Otto storie di rinascita attraverso l’arte”.
Otto percorsi. Otto donne. Otto vite che hanno smesso di identificarsi con il proprio disagio per riscoprirsi, pennellata dopo pennellata, artefici del proprio destino. Le opere e le testimonianze presentate hanno dimostrato come la creatività possa trasformarsi in un ponte solido verso l’autostima e una nuova progettualità esistenziale.
Il sipario sull’evento è calato dopo un vivace dibattito, sulle note evocative della pianista Filomena Mazza, che ha regalato alla platea un momento di pura condivisione emotiva. Ciò che resta della giornata crotonese è un messaggio nitido: quando la sanità incontra l’arte e le istituzioni fanno rete, la rinascita non è più un’utopia, ma un cammino percorribile.





