Sanità, Ciconte lancia il monito da Catanzaro: «Senza programmazione e valorizzazione dei medici, il sistema rischia il collasso»
Approvato il bilancio dell’Ordine provinciale. Tra la solennità del giuramento di 120 giovani camici bianchi e il tributo ai pionieri con 45 anni di servizio, il presidente traccia la rotta per salvare la sanità calabrese e nazionale.
CATANZARO – 1 luglio 2026 – Una staffetta generazionale sospesa tra la promessa solenne di chi inizia e la memoria storica di chi ha speso una vita intera in corsia. L’Hotel Guglielmo di Catanzaro ha fatto da cornice all’assemblea ordinaria annuale dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia. Un appuntamento cruciale, quest’anno, non solo per i consueti adempimenti burocratici – culminati con l’approvazione all’unanimità del conto consuntivo 2025 – ma soprattutto per il duro e lucido quadro clinico tracciato dal presidente Vincenzo Antonio Ciconte sullo stato di salute del Servizio sanitario nazionale e, in particolare, di quello calabrese.
Da un lato, l’emozione fresca di 120 neolaureati pronti a pronunciare il Giuramento di Ippocrate. Dall’altro, il riconoscimento tributato ai professionisti con ben 45 anni di attività alle spalle. Due mondi speculari. «In questa continuità si esprime l’essenza stessa della nostra professione», ha esordito Ciconte, ricordando con orgoglio come l’ente continui a camminare esclusivamente sulle proprie gambe grazie a quote associative tra le più contenute d’Italia, e con un Consiglio direttivo che opera a titolo completamente gratuito. Un ringraziamento speciale è andato alla macchina amministrativa – con una menzione per Anna Briatico, recentemente pensionata, Franco Sacco, Tommaso Gigliotti, Liano Scarfone e il legale Gianluigi Mosca – oltre che alla presidente dei Revisori Marianna Mauro e ai consulenti Sandra Aloi e Virgilio Conte.
Ma è sulla macro-politica sanitaria che l’analisi si è fatta sferzante.
Il collasso strutturale del SSN non è un’ipotesi futura; è la realtà del presente. La pandemia, ha spiegato Ciconte, ha solo scoperchiato un vaso di Pandora fatto di sottofinanziamento cronico, frammentazione dei servizi sul territorio e una governance centrale indebolita. La vera infrastruttura del sistema è il capitale umano, oggi logorato da turni massacranti, pensionamenti non compensati e una fuga sistematica verso l’estero o il settore privato. La medicina generale è al bivio: troppi pazienti per singolo medico, un’età media dei professionisti vertiginosa e un ricambio generazionale che stenta a decollare. Per invertire la rotta servono retribuzioni adeguate, carriere stimolanti e una formazione universitaria finalmente tarata sulle reali necessità dei territori, non su freddi algoritmi ministeriali.
E la Calabria? Una terra difficile, dove la fragilità socio-economica rende ogni riforma una salita ripida.
Ciconte non nega i piccoli passi avanti. I monitoraggi di Agenas e della Fondazione Gimbe registrano timidi miglioramenti, ad esempio sulla limatura delle liste d’attesa. Buoni segnali, certo. Ma non basta un cerotto per curare una ferita profonda. Serve una terapia d’urto, una visione strategica che definisca una volta per tutte i confini e le sinergie tra sanità pubblica e privata accreditata, integrando davvero gli ospedali, l’università e la medicina del territorio. La sfida è aperta, il tempo stringe.





