Spari contro il presidente del Consiglio comunale di Vibo: un’intimidazione che scuote la politica
Un grave atto intimidatorio ha scosso la città di Vibo Valentia. Cinque colpi di pistola sono stati esplosi contro l’abitazione e l’auto di Antonio Iannello, presidente del Consiglio comunale. L’episodio, avvenuto pochi giorni prima di Natale, ha sollevato un’ondata di sdegno e solidarietà da parte del mondo politico e istituzionale, riaccendendo i riflettori sulla sicurezza degli amministratori locali.
L’agguato si è verificato la sera del 21 dicembre nella frazione di Triparni, mentre Iannello stava rientrando a casa. Ignoti hanno sparato cinque proiettili, presumibilmente da una pistola calibro 7,65, che hanno raggiunto il muro del garage e il portabagagli della sua auto. Inizialmente, il presidente del Consiglio non si è accorto della gravità del gesto, scambiando gli spari per dei petardi. La scoperta è avvenuta solo due giorni dopo, quando la moglie ha notato i fori dei proiettili e ha trovato i bossoli a terra.
Sull’episodio ha immediatamente avviato le indagini la Polizia di Stato di Vibo Valentia. Gli inquirenti stanno procedendo per i reati di tentato omicidio, spari in luogo pubblico e danneggiamento. La dinamica dei fatti suggerisce un’azione mirata e premeditata, che solo per un caso fortuito non ha avuto conseguenze tragiche.
La notizia ha suscitato una ferma e unanime condanna. Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria, ha espresso “sconcerto per la vile intimidazione”, manifestando “piena solidarietà e vicinanza a lui, alla sua famiglia, e all’intera città di Vibo Valentia”. Ha poi aggiunto: “Atti di questa gravità colpiscono non solo la persona coinvolta, ma l’intera comunità e le istituzioni democratiche che essa rappresenta. La Calabria tutta condanna senza esitazioni ogni forma di violenza, difendendo con fermezza i valori della legalità”.
Un’analisi più ampia è arrivata dal segretario generale della Cgil Area Vasta, Enzo Scalese: «Non siamo di fronte a un gesto qualunque, ma a un fatto che colpisce il cuore delle istituzioni democratiche e la serenità delle persone. Quando si spara contro la casa di un rappresentante eletto, si tenta di intimidire una funzione pubblica e, insieme, di condizionare la vita civile di una comunità». Secondo Scalese, serve una reazione che vada oltre l’azione delle forze dell’ordine e della magistratura. «La sicurezza non è solo un tema di ordine pubblico. È anche, e prima di tutto, una questione sociale, culturale e democratica. Dove attecchiscono paura e silenzio, si indeboliscono la partecipazione, il confronto e la fiducia nelle istituzioni».
Marco Polimeni, presidente della commissione regionale anti-‘Ndrangheta, ha sottolineato come le minacce agli amministratori rappresentino “una delle ferite aperte della nostra regione”, evidenziando la necessità di non abbassare la guardia. L’intera comunità si è stretta attorno al suo rappresentante, chiedendo che venga fatta piena luce su un evento che mina la serenità della vita democratica locale.

