VIDEO – Processo sul naufragio di Cutro, falsa partenza a Crotone: un errore tecnico fa slittare l’ udienza
A causa di un vizio di forma nella composizione del collegio giudicante, il dibattimento è stato immediatamente rinviato al 30 gennaio 2026. Sei ufficiali di Guardia di Finanza e Guardia Costiera sono accusati di naufragio colposo e omicidio colposo plurimo per la strage che costò la vita ad almeno 94 migranti.
CROTONE – Doveva essere il giorno della giustizia, ma si è trasformato in un’attesa ancora più lunga. La prima udienza del processo penale per i presunti ritardi nei soccorsi che portarono al tragico naufragio di Cutro si è conclusa con un immediato rinvio. Un errore tecnico nell’assegnazione del collegio giudicante ha costretto il Tribunale di Crotone a far slittare l’apertura del dibattimento al 30 gennaio 2026.
La sezione penale originariamente designata per il caso, infatti, era già impegnata nella stessa data in un maxi-processo di ‘ndrangheta con circa sessanta imputati, rendendo impossibile la celebrazione dell’udienza. Il presidente del Tribunale ha quindi dovuto nominare un nuovo collegio, composto dai giudici Alfonso Scibona (presidente), Giuseppe Collazzo e Glauco Panettoni. Sebbene lo slittamento sia di sole due settimane, la riprogrammazione comporterà un’inevitabile riorganizzazione per tutte le parti coinvolte.
Sul banco degli imputati siedono sei ufficiali, accusati di naufragio colposo e omicidio colposo plurimo per la loro condotta nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023. Si tratta di quattro finanzieri – Giuseppe Grillo, Alberto Lippolis, Antonino Lopresti e Nicolino Vardaro – e due militari della Guardia Costiera, Francesca Perfido e Nicola Nania. Secondo l’accusa, le loro decisioni e le loro presunte omissioni furono determinanti nella catena di eventi che portò il caicco “Summer Love” a schiantarsi contro una secca a pochi metri dalla costa di Steccato di Cutro.
Quella notte persero la vita almeno 94 persone, tra cui 35 bambini e adolescenti. Solo 80 dei migranti a bordo riuscirono a salvarsi. A chiedere verità e giustizia in aula ci sono 86 parti civili: sopravvissuti, familiari delle vittime e un fronte compatto di organizzazioni umanitarie, tra cui EMERGENCY, Sea-Watch, SOS MEDITERRANEE e Mediterranea Saving Humans. Amnesty International Italia è presente come osservatore.
Le ONG, in particolare, sostengono una tesi precisa: non si trattò di un tragico incidente, ma di una negligenza da sanzionare. Secondo loro, le autorità italiane diedero priorità a un’operazione di polizia e contrasto all’immigrazione clandestina, trascurando il dovere primario del soccorso in mare. La speranza delle parti civili è che il processo non si fermi ai funzionari di grado inferiore, ma riesca a risalire l’intera catena di comando per accertare ogni livello di responsabilità.
All’udienza odierna erano presenti due degli imputati, Nicolino Vardaro e Francesca Perfido. L’appuntamento con la giustizia è ora fissato per la fine del mese, quando il nuovo collegio giudicante potrà finalmente dare il via all’istruttoria su una delle pagine più buie della storia recente del Mediterraneo.

