Calabria, la sanità al collasso: l’unanimità che svela la crisi. Approvata la legge per richiamare i medici pensionati.
In uno scenario di profonda criticità per il sistema sanitario regionale, il Consiglio della Calabria ha dato il via libera unanime a una misura drastica e urgente: una legge che permette di richiamare in servizio il personale medico già in quiescenza. La decisione, maturata in una seduta straordinaria, rappresenta una soluzione tampone per scongiurare l’imminente paralisi di servizi essenziali, in particolare negli ospedali di frontiera come quelli di Polistena e Locri, dove la carenza di organico avrebbe raggiunto un punto di non ritorno a partire dal 31 dicembre 2025.
Tuttavia, il voto compatto dell’assemblea non deve essere interpretato come un segnale di ritrovata concordia politica. Al contrario, esso fotografa la gravità di un’emergenza che trascende gli schieramenti. L’opposizione di centrosinistra, pur contribuendo all’approvazione per senso di responsabilità istituzionale, ha lanciato un duro atto d’accusa contro la maggioranza, bollando il provvedimento come la certificazione del “fallimento politico” del centrodestra, al governo da sei anni e supportato da quattro anni di gestione commissariale.
Una normativa per la sopravvivenza del sistema Nel dettaglio, la legge approvata introduce strumenti straordinari per scongiurare il crollo dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e per tutelare il diritto costituzionale alla salute dei cittadini. Il meccanismo operativo consente alle aziende del servizio sanitario regionale di stipulare contratti di lavoro autonomo con i medici che hanno terminato la loro carriera attiva. L’obiettivo è reintegrare rapidamente professionisti esperti nei reparti più sofferenti, garantendo la copertura dei turni e l’operatività.
Dal punto di vista finanziario, l’operazione non graverà ulteriormente sulle casse regionali, in quanto la copertura economica sarà assicurata attingendo ai fondi già allocati nei bilanci delle singole aziende sanitarie. Per garantire trasparenza e controllo, è stato inoltre istituito un meccanismo di rendicontazione stringente: le aziende sanitarie avranno l’obbligo di trasmettere alla Regione relazioni periodiche e dettagliate sugli incarichi assegnati, mentre la Giunta regionale dovrà riferire annualmente in Consiglio sull’efficacia e l’attuazione della normativa.
Il dibattito politico: tra pragmatismo e accusa di fallimento La necessità di convocare l’Aula in via d’urgenza è nata dalla consapevolezza che il sistema era sull’orlo del baratro, con pronto soccorso a rischio chiusura e interi reparti minacciati dallo svuotamento di personale. Questa crisi è l’esito di una difficoltà strutturale nel reperire nuove leve mediche attraverso le procedure concorsuali ordinarie, spesso andate deserte.
Durante il dibattito, il presidente Salvatore Cirillo ha inquadrato la legge come una “misura di responsabilità”, un passo inevitabile per fornire risposte concrete nell’immediato, mentre si lavora per completare i più lenti piani di assunzione a lungo termine. Il Presidente della Regione, Roberto Occhiuto, pur ammettendo i “disastri strutturali” che affliggono presidi come quello di Polistena, ha voluto anche rendere merito alle “grandi professionalità” che vi resistono.
Di tenore opposto l’intervento dell’opposizione. I consiglieri del Partito Democratico hanno parlato di una “gestione fallimentare”. Giuseppe Falcomatà ha descritto la seduta come “surreale”, un’ammissione implicita di impotenza da parte della politica regionale. Gli ha fatto eco Giuseppe Ranuccio, il quale ha sottolineato come il problema della carenza di camici bianchi non sia circoscritto a Polistena e Locri, ma rappresenti una piaga diffusa su tutto il territorio calabrese.
Oltre l’emergenza: la sfida della ricostruzione L’unanimità, dunque, è un’intesa tanto ampia quanto amara. Non celebra una vittoria, ma sancisce la presa d’atto collettiva che la sanità in Calabria è diventata una questione di sopravvivenza istituzionale e politica.
Guardando al futuro, le voci della società civile chiedono che questo non sia un intervento isolato. Marisa Valensise, Presidente del Comitato spontaneo a Tutela della Salute, ha definito il voto “una bella battaglia vinta”, ma ha immediatamente chiarito che deve essere solo “l’inizio di un percorso più ampio”, volto a edificare finalmente una sanità strutturata che nasca dalle reali esigenze dei territori. Un concetto ribadito dall’assessore Vincenzo Bruno, secondo cui “la sanità non si risolve con norme emergenziali né con annunci”. La legge approvata è un cerotto su una ferita profonda; la vera sfida, ora, è avviare la complessa opera di ricostruzione del sistema.

