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VIDEO – Operazione Medusa a Crotone e Isola Capo Rizzuto: smantellata una rete di sfruttamento della prostituzione, sequestrato un hotel

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Un giro d’affari da decine di migliaia di euro, basato sul sistematico sfruttamento di giovani donne e ramificato tra Isola di Capo Rizzuto e il centro di Crotone. È lo scenario emerso all’alba di oggi con l’operazione “Medusa”, condotta dai Carabinieri del Comando Provinciale di Crotone. I militari, supportati dallo Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria”, da unità cinofile e dal Nucleo Elicotteri di Vibo Valentia, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Crotone, su richiesta della locale Procura della Repubblica guidata dal procuratore Domenico Guarascio.

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Il provvedimento colpisce un gruppo criminale composto da otto persone (sette di nazionalità straniera e un italiano): quattro sono finite in carcere, due ai domiciliari e due sono state deferite a piede libero. Le accuse, a vario titolo, spaziano dall’associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione, fino alla violenza sessuale aggravata e alle minacce gravi. Tra gli indagati figurano anche due donne che, pur dedicandosi al meretricio, avrebbero collaborato attivamente per inserire nuove ragazze nel circuito illecito.

L’indagine e il controllo del territorio

L’inchiesta è nata nell’autunno scorso da un’approfondita attività investigativa dei Carabinieri della Tenenza di Isola di Capo Rizzuto. Per mesi, i militari hanno condotto pedinamenti, osservazioni e intercettazioni telefoniche e ambientali, supportati da telecamere di sorveglianza.

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Gli accertamenti hanno svelato una struttura criminale stabile con base logistica a Isola di Capo Rizzuto, ma attiva sul piano operativo soprattutto a Crotone. Gli incontri con i clienti avvenivano prevalentemente in strada, a domicilio o all’interno di un noto hotel del capoluogo, oggi posto sotto sequestro preventivo. I gestori della struttura ricettiva sono stati posti ai arresti domiciliari con l’accusa di aver tollerato e agevolato l’attività illecita nelle camere, omettendo la registrazione degli ospiti e traendo un profitto economico diretto.

A destare particolare allarme sociale è stata la spregiudicatezza del gruppo: molti rapporti consumati in auto avvenivano in pieno giorno nel centro cittadino, tra i vicoli del mercato di Piazzale Nettuno, nei parcheggi dello stadio e dell’ospedale, e persino nei pressi di parchi giochi frequentati da famiglie e bambini.

La gestione dei proventi e il “pendolarismo” dei clienti

Secondo l’impianto accusatorio, il sodalizio era strutturato su base familiare e gerarchica. Mentre le donne gestivano i contatti con i clienti, gli uomini si occupavano del trasporto e della vigilanza sul posto. Il gruppo si manteneva quasi esclusivamente con i proventi delle vittime, che confluivano in una “cassa comune”.

Gli accertamenti patrimoniali, svolti in collaborazione con il Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza, hanno evidenziato una netta discrepanza tra il tenore di vita degli indagati e i loro redditi dichiarati, pari a zero. Le indagini stimano profitti illeciti per decine di migliaia di euro a famiglia, con picchi di quasi 90.000 euro per singolo sfruttatore. Parte del denaro contante veniva inviato all’estero tramite canali non bancari per evitarne la tracciabilità.

La clientela era vasta, trasversale e proveniva non solo da Crotone, ma anche dalle province di Catanzaro e Cosenza, delineando un vero e proprio fenomeno di pendolarismo della prostituzione. Forte di questi guadagni, il gruppo stava pianificando di estendere l’attività in altre aree della Calabria.

Manipolazioni e abusi familiari

Il quadro delineato dagli inquirenti evidenzia una profonda sottomissione psicologica delle vittime da parte dei propri mariti e compagni. In alcuni casi, i figli in tenera età venivano portati a bordo delle auto durante gli accompagnamenti per fungere da copertura ed eludere eventuali controlli delle forze dell’ordine.

A carico del presunto capo dell’organizzazione sono emersi inoltre gravi indizi di colpevolezza per violenza sessuale aggravata. L’uomo è accusato di aver abusato in passato di una familiare all’epoca minorenne, tentando successivamente di avviarla alla prostituzione.

L’operazione odierna si inserisce nell’azione di contrasto al degrado e a tutela delle fasce vulnerabili condotta dall’Arma dei Carabinieri in sinergia con la Procura di Crotone. Si ricorda che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza, la responsabilità degli indagati dovrà essere accertata nelle successive fasi giudiziarie.


Il passo successivo logico per approfondire questo argomento potrebbe essere l’analisi dei risvolti legali legati al sequestro preventivo delle attività commerciali coinvolte in casi di sfruttamento, oppure il monitoraggio delle prossime fasi processuali relative agli indagati.

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