Sanità in Sila, il paradosso dei 120 km: l’ospedale di San Giovanni in Fiore chiede l’aggregazione a Crotone per salvare vite
COSENZA – Un paradosso burocratico lungo 120 chilometri e un’ora e quaranta minuti di curve. Tanto separa l’ospedale di San Giovanni in Fiore dallo Spoke di Paola-Cetraro, a cui la struttura montana è stata funzionalmente aggregata nel 2021 dall’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza. Una scelta definita “cervellotica” da più parti, che rischia di compromettere la sicurezza dei pazienti in un territorio montano e isolato, dove la tempestività dei soccorsi rappresenta spesso il confine sottile tra la vita e la morte.
Il nodo dell’emergenza-urgenza in montagna
Per una comunità di oltre 20 mila abitanti situata nel cuore della Sila, il servizio di emergenza-urgenza non è un semplice dettaglio organizzativo, ma un presidio vitale. Le patologie tempo-dipendenti, come gli infarti e gli ictus, non concedono il lusso di trasferimenti infiniti. In passato, un protocollo d’intesa tra l’ASP e l’Azienda Ospedaliera aveva intelligentemente collegato l’ospedale silano all’Annunziata di Cosenza. Tuttavia, quella soluzione di buon senso è naufragata sotto il peso di cavilli burocratici e formalismi amministrativi, lasciando i cittadini in una condizione di grave vulnerabilità.
La svolta di Crotone: una soluzione di buon senso
La svolta potrebbe arrivare da est. Con la recente attivazione del servizio di emodinamica presso l’unità di cardiologia dell’ospedale di Crotone, si apre una strada alternativa decisamente più logica. Il capoluogo pitagorico dista infatti meno della metà dei chilometri rispetto a Cetraro ed è raggiungibile in tempi notevolmente inferiori percorrendo la statale che attraversa l’altopiano.
Alla luce di questa novità, appare quantomai urgente una revisione dell’Atto Aziendale. L’appello, rivolto direttamente al Presidente della Regione e Commissario ad acta per la sanità calabrese, nonché al sindaco di San Giovanni in Fiore, chiede di superare le rigidità burocratiche in nome del diritto alla salute. Aggregare funzionalmente l’ospedale silano a quello di Crotone non sarebbe solo una scelta geograficamente coerente, ma una decisione salvavita per l’intera popolazione del comprensorio.






