Politica

Catanzaro, l’alternativa si chiama “Punto di Svolta”: la sfida di Pitaro per risvegliare il Capoluogo

CATANZARO – Un sussulto d’orgoglio contro il torpore del declino. Nella cornice di una sala gremita all’Hotel Guglielmo, ha fatto il suo esordio pubblico “Catanzaro punto di Svolta”, il neonato movimento civico che punta a scuotere le fondamenta politiche e sociali del capoluogo calabrese. Coordinata dalla giornalista Rosita Mercatante, l’iniziativa ha catalizzato l’attenzione di una platea numerosa, desiderosa di risposte e, soprattutto, di partecipazione.

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«Il movimento nasce per dare visibilità al bisogno di partecipazione che si avverte nella città», ha esordito Francesco Pitaro, leader e promotore del progetto. «È il cuore che ci spinge a misurarci con le tante problematiche, attraverso un impegno collettivo e mettendo in campo le competenze per fare di Catanzaro una comunità aperta e competitiva».

Parole chiare. Un manifesto che rifiuta la rassegnazione.

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Infrastrutture e identità: ricucire una città frammentata

L’analisi di Pitaro non risparmia le storiche incompiute del territorio. L’obiettivo dichiarato è duplice: da un lato il completamento delle infrastrutture materiali, a partire dal porto cittadino; dall’altro, la rigenerazione delle connessioni immateriali. Catanzaro oggi appare come un arcipelago di quartieri isolati, “separati in casa”. La scommessa di “Punto di Svolta” è quella di rimettere in rete queste anime distanti, partendo dal recupero urgente del centro storico.

Come? Coniugando la tradizione e il patrimonio storico con l’innovazione digitale, valorizzando le startup, i saperi accademici dell’Università e l’intraprendenza dei giovani. Solo così la città potrà tornare a competere su scala nazionale.

Tuttavia, lo sviluppo esige autonomia. Pitaro ha lanciato un monito severo contro i “compromessi al ribasso” con le altre istituzioni, puntando il dito direttamente contro la Regione Calabria. Secondo il leader del movimento, la cittadella regionale – troppo concentrata sull’asse Cosenza-Reggio – avrebbe sistematicamente mortificato le prerogative istituzionali del capoluogo, privandolo di una legge ad hoc per l’esercizio delle sue funzioni e penalizzando l’intera area centrale della Calabria, che continua a rimanere una delle zone più fragili della regione più povera d’Europa.

Il nodo sanità: l’attacco a Occhiuto e la difesa del “Pugliese”

Il tema più caldo, inevitabilmente, è quello sanitario. Sebbene Pitaro abbia rimandato le proposte programmatiche definitive alle conclusioni di un apposito tavolo tematico, l’affondo politico contro la gestione del presidente-commissario Roberto Occhiuto è stato durissimo.

«La città sbaglierebbe a inseguire le astute manovre diversive di chi ha finora depauperato il sistema sociosanitario catanzarese», ha incalzato Pitaro, denunciando il silenzio complice delle rappresentanze politiche locali.

La requisitoria è dettagliata e ripercorre le principali criticità del settore:

  • L’integrazione della “Dulbecco” rimasta al palo, ancora oggi guidata da un commissario dopo tre anni, con la conseguente “sparizione” del millantato mega-hub da 850 posti letto.
  • La mancata realizzazione del secondo pronto soccorso, nonostante le previsioni di legge e i protocolli d’intesa con l’Università Magna Graecia.
  • Il tradimento degli impegni del PNRR sulla medicina di prossimità.
  • La chiusura della clinica Sant’Anna, un tempo eccellenza cardiochirurgica riconosciuta a livello nazionale.

Di fronte a questo scenario, il dibattito sul nuovo ospedale viene bollato da Pitaro come un’arma di distrazione di massa. «Se ne parla dalla fine degli anni ’80, senza certezze finanziarie né progetti concreti. Alla città serve una sanità che funzioni oggi, non la propaganda politica o il galleggiamento dei vertici amministrativi». Il leader ha poi ricordato la storica battaglia del 2016, quando raccolse 15mila firme a difesa dell’ospedale Pugliese: «Quelle firme costrinsero l’allora sindaco Abramo a prendere una posizione netta. Oggi ribadiamo che qualsiasi scelta futura non dovrà in alcun modo penalizzare il presidio Pugliese-Ciaccio».

Oltre il risentimento: una nuova visione collettiva

Il dibattito che è seguito ha evidenziato un quadro sociale preoccupante. Molti degli interventi hanno evidenziato come la fiducia nel futuro sia ai minimi storici, soffocata da un velo di pessimismo e rassegnazione. Eppure, le energie positive non mancano: Catanzaro vanta eccellenze culturali, sportive, imprenditoriali e sociali pronte a emergere, a patto che la comunità trovi il coraggio di compiere scelte libere da logiche clientelari.

La sfida è anche culturale: superare i risentimenti localistici ed evitare di rimettere in circolo i vecchi metodi politici che in passato hanno frammentato il territorio, penalizzando persino le aree a forte vocazione turistica.

«Dobbiamo alzare il livello del dibattito», ha concluso Pitaro. «In un’epoca di sconvolgimenti globali, il capoluogo deve aggregare le sue forze migliori e le esperienze civiche più qualificate per progettare il proprio destino. Dobbiamo fermare l’emorragia di competenze e offrire opportunità reali alle nuove generazioni».

Il primo passo operativo è già stato compiuto: l’iniziativa si è conclusa con l’istituzione ufficiale dei tavoli tematici. Saranno loro, d’ora in avanti, a tradurre la visione di “Punto di Svolta” in un programma concreto per il rilancio di Catanzaro.

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