Cultura

Femminicidi, Straface: «Una carneficina che ferisce la Calabria. Da settembre piano di prevenzione nelle scuole»

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L’assessore regionale al Welfare e alle Pari Opportunità interviene sulla scia di sangue che sta colpendo il Paese e il territorio calabrese: «Non basta più intervenire a tragedia avvenuta. Serve una rivoluzione culturale. Pronti oltre 8 milioni per la rete di sostegno».

CATANZARO – Una scia di sangue che non accenna ad arrestarsi e che, negli ultimi trenta giorni, ha strappato la vita a circa dieci donne in tutta Italia. Un dramma nazionale che colpisce con particolare violenza la Calabria, segnata dai recenti ed efferati delitti consumati a Corigliano-Rossano e a Trebisacce. Sull’emergenza interviene con fermezza Pasqualina Straface, assessore regionale alle Pari Opportunità e al Welfare, definendo gli ultimi avvenimenti come «due squarci sanguinati nella carne della nostra comunità» e ribadendo il rifiuto della regione ad assuefarsi a questa «barbara catena di sangue».

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I numeri dell’emergenza e la radice del problema

I dati testimoniano una realtà sommersa fatta di violenze e timori quotidiani: nell’ultimo anno sono state oltre 1.300 le chiamate giunte al numero di emergenza 1522 dalla Calabria. Nella quasi totalità dei casi (oltre il 90%), si tratta di donne e madri schiacciate da ricatti economici o psicologici.

«La verità è una sola – dichiara l’assessore Straface –: cambia l’arma, che sia una pietra, un coltello o le mani nude, ma non cambia la radice, che risiede nella malata pretesa di possesso e nell’incapacità di accettare la libertà femminile». Richiamando anche l’aggressione avvenuta due mesi fa a Terranova da Sibari, l’esponente della giunta regionale evidenzia come si ripeta un copione inaccettabile in cui l’aggressore ha quasi sempre le chiavi di casa.

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Per l’assessore, l’inasprimento delle pene non è più sufficiente: «Serve una vera e propria rivoluzione culturale che metta al centro la prevenzione primaria, da attuare molto prima che il germe della violenza possa attecchire. È necessario educare fin dall’infanzia al rispetto profondo dell’altro, all’affettività e al valore della libertà femminile». Tra le proposte avanzate, Straface invoca una legge nazionale sulla prevenzione sul modello dei Paesi europei più avanzati e l’introduzione della formazione obbligatoria per forze dell’ordine, magistrati, operatori sanitari e scolastici.

Le misure della Regione: fondi per centri antiviolenza e autonomia economica

Sul piano locale, l’amministrazione guidata dal governatore Roberto Occhiuto ha messo in campo una serie di interventi strutturali e riforme legislative ferme da vent’anni. Tra le misure principali rivendicate dall’assessorato figurano:

  • Piano Triennale da oltre 8 milioni di euro: destinato al rafforzamento della rete regionale, che conta attualmente 13 Centri Antiviolenza e 11 Case Rifugio.
  • Bando “Donne Libere” (3,5 milioni di euro): finalizzato a garantire tirocini, borse di studio e supporto abitativo, elementi chiave per favorire l’autonomia economica delle vittime.
  • Progetto “Oltre” (250 mila euro): un’iniziativa specificamente dedicata al supporto delle donne con disabilità vittime di violenza.
  • Costituzione di parte civile: la Regione Calabria ha stabilito che si costituirà sempre parte civile nei processi per femminicidio sul territorio.

La prevenzione riparte dalle scuole

La vera sfida per il futuro si giocherà tuttavia sui banchi di scuola. L’assessore ha annunciato che, subito dopo la pausa estiva, prenderà il via negli istituti scolastici calabresi un nuovo e imponente progetto di prevenzione primaria da oltre 250 mila euro, volto a promuovere la cultura del rispetto e a contrastare la violenza di genere tra le giovani generazioni.

«La politica e le leggi non bastano se non ripartiamo dalla coscienza pubblica – conclude Straface, rivolgendosi direttamente alle famiglie delle vittime –. Ai figli, ai ragazzi, alle famiglie che oggi piangono le loro mamme e le loro nonne voglio dire che non sarete lasciati soli. Continueremo a batterci affinché nessuna donna debba più avere paura di vivere, di scegliere e di essere libera».

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