Cultura

LAINO BORGO : La Corajisima, un patrimonio che unisce la comunità

A Laino Borgo, un convegno celebra il rito quaresimale delle bambole di pezza, simbolo di attesa e rinascita che affonda le radici in usanze antiche, ben prima del cristianesimo. Il sindaco Russo: “Custodire queste tradizioni significa tenere viva l’anima del nostro popolo”.

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LAINO BORGO – Passa il tempo, l’attesa si consuma e una comunità si ritrova unita in un rito condiviso. A Laino Borgo, le “Corajisime”, bambole di pezza vestite a lutto che compaiono lungo le strade e le case, non sono semplice folklore, ma un “patrimonio simbolico straordinario”. Questo il messaggio emerso con forza durante il convegno “Silenzi, suoni e simboli della Quaresima”, tenutosi nella biblioteca comunale “Salvatore Mitidieri”.

L’evento, introdotto dal presidente della Pro Loco Mario Donato e da Luigi Calvosa, ha visto il sindaco Mariangelina Russo sottolineare il valore profondo di questa usanza. Quest’anno, la tradizione si è arricchita di un nuovo elemento: ogni Corajisima indossa un grembiule con i colori delle contrade del Palio, un’iniziativa voluta per “coinvolgere e far partecipare all’antico rito tutta la comunità”. Un progetto sinergico coordinato dall’assessore alla cultura Gina Calvosa, che ha visto la preziosa collaborazione di Violeta Maftei, Loredana Barletta, Tanina Cava, Pinella Calvosa, Giusy Longo, Ewa Nadolska e Katarzyna Kwilosz nella realizzazione delle bambole.

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“È proprio qui che emerge la profondità di questa tradizione,” ha spiegato il sindaco Russo. “Prima ancora che cristiana, essa affonda le sue radici in riti antichi, probabilmente legati ai cicli della natura, al passaggio dall’inverno alla primavera. Un rito pagano che il tempo ha trasformato, senza cancellarne il nucleo originario”.

Al dibattito, moderato da Mariateresa Armentano dell’associazione Alétheria, hanno partecipato esperti di rilievo come l’etnomusicologo Cristian Ferlaino (Unical), Andrea Bressi e Angela Cicora della rete nazionale bambole Quaresima, e il docente Franco Ferlaino. Rivolgendosi a loro, il sindaco ha evidenziato come queste usanze siano “testi viventi, che chiedono di essere letti, interpretati, compresi. Sono archivi di senso in cui si intrecciano antropologia, storia e psicologia collettiva”.

La sfida, secondo il primo cittadino, è duplice: custodire “l’anima della comunità” e assumersi la responsabilità di “trasmetterla alle nuove generazioni senza svuotarla di significato, evitando che diventi soltanto una rappresentazione per turisti”.

In un’epoca dominata dalla velocità, la bambola di pezza diventa un potente simbolo di pazienza e trasformazione. “È un modo per educare al senso del limite,” ha concluso il sindaco. “Ci ricorda che ogni rinascita implica una fase di sospensione”. Il messaggio più attuale di questa usanza è un invito a “riscoprire il senso dell’attesa e comprendere che la comunità si costruisce anche attraverso gesti semplici, ripetuti e condivisi”, con l’auspicio che il dialogo tra accademici e comunità locale possa restituire a queste tradizioni la dignità che meritano.

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