Aeroporto di Crotone in treno: un sogno elettorale che si scontra con la realtà geografica
L’idea di arrivare all’aeroporto Sant’Anna di Crotone direttamente in treno è una visione affascinante, una chimera che, se realizzata, proietterebbe il territorio in una nuova dimensione. L’impatto economico e turistico sarebbe enorme, trasformando lo scalo crotonese in un hub strategico sul modello di grandi aeroporti come Fiumicino, finalmente accessibile e integrato.
Tuttavia, la recente proposta della consigliera regionale del M5S, Elisabetta Barbuto, di inserire il collegamento come priorità assoluta nel Piano Regionale dei Trasporti, sembra ignorare un ostacolo insormontabile: la geografia.
Nel suo comunicato, la consigliera Barbuto spinge per un’audizione con l’AD di RFI e fa leva su presunti studi di fattibilità già depositati al Ministero, sottolineando la necessità di non perdere i fondi del PNRR. Una mossa politica tempestiva, forse dettata dall’avvicinarsi della campagna elettorale, che però non fa i conti con la dura realtà del territorio.
Chiunque conosca l’area sa che l’aeroporto sorge sull’altopiano di Sant’Anna. La conformazione orografica del terreno, con la sua ripida pendenza, rende impossibile per una ferrovia tradizionale “scalare” l’altopiano. Servirebbe una soluzione tecnicamente complessa e straordinariamente costosa, come una linea a cremagliera, un’ipotesi mai presa in considerazione.
La prova di questa difficoltà è scritta nella storia stessa della Ferrovia Jonica. I suoi progettisti, ben consapevoli dei limiti del terreno, collocarono le stazioni di Isola di Capo Rizzuto e Cutro in pianura, aggirando l’altopiano con la famosa galleria che passa proprio al di sotto di esso.
E proprio quella galleria è oggi l’emblema delle difficoltà infrastrutturali della zona. Rete Ferroviaria Italiana sta già affrontando enormi difficoltà e ritardi nel progetto di elettrificazione della linea, proprio perché il tunnel di Cutro è risultato troppo stretto per i nuovi impianti e rifarlo da capo comporterebbe costi esorbitanti.
Viene da chiedersi: se modernizzare una galleria esistente è un’impresa così ardua, come si può realisticamente proporre di costruire dal nulla una nuova linea ferroviaria che sfida le leggi della fisica e della sostenibilità economica?
Mentre la politica lancia proclami e chiede cronoprogrammi, la realtà geologica e ingegneristica del territorio rimane la stessa. La proposta, per quanto suggestiva, rischia di rimanere ciò che è sempre stata: un bellissimo sogno, molto efficace sulla carta e nei comizi, ma destinato a scontrarsi con la solida e immutabile realtà del terreno crotonese.
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