Autonomia Differenziata, il “Sì” della Calabria accende lo scontro. Opposizione all’attacco: “Un tradimento per un successo politico immediato”
ROMA – Un voto favorevole che pesa come un macigno e infiamma il dibattito politico nazionale. La Regione Calabria, guidata dal presidente Roberto Occhiuto, ha dato il suo assenso in Conferenza Stato-Regioni agli schemi di pre-intesa sull’autonomia differenziata per Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria, una mossa che l’opposizione bolla senza mezzi termini come un “tradimento” degli interessi del Mezzogiorno.
La decisione, che tocca materie cruciali come sanità, protezione civile e finanza pubblica, è stata difesa da Occhiuto come una scelta strategica. Il governatore ha legato il suo “sì” alla necessità di ottenere garanzie per l’uscita della sanità calabrese dal piano di rientro, dopo 17 anni di commissariamento. Una mossa, secondo la giunta regionale, finalizzata a recuperare autonomia gestionale e a rafforzare il diritto alla cura sul territorio.
Di tutt’altro avviso le forze di opposizione, i sindacati come la CGIL e i comitati civici, che sono insorti contro una decisione presa, a loro dire, “senza alcun confronto preventivo con il Consiglio regionale”. L’accusa è pesante: aver barattato il futuro della Calabria per un successo politico immediato. Il timore, diffuso e radicato, è che il trasferimento di competenze alle regioni più ricche del Nord, senza una preventiva e chiara definizione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP), possa cristallizzare e persino aggravare i divari territoriali.
A sostegno della loro tesi, i critici citano la recente sentenza 192/2024 della Corte Costituzionale, che richiama alla necessità di garantire unità e uguaglianza sostanziale su tutto il territorio nazionale. La “coincidenza” quasi perfetta tra il voto favorevole e l’annuncio dell’uscita dal commissariamento sanitario viene letta come la prova di uno scambio politico che potrebbe costare caro. “Un prezzo molto amaro per i calabresi”, denunciano i consiglieri di opposizione, “che la regione rischia di pagare non solo nei prossimi anni, ma per intere generazioni”.
Per contrastare quella che definiscono una scelta scellerata, è già stato depositato un Ordine del Giorno per chiedere la revoca o la sospensione immediata dell’assenso regionale. La battaglia politica è appena iniziata, con la Calabria che si trova, suo malgrado, al centro di una delle partite più delicate e controverse per il futuro del Paese.





