Strage nei cantieri, la Calabria si ferma: marcia silenziosa a Catanzaro contro le morti sul lavoro
CATANZARO – Un silenzio assordante per le voci spezzate sui luoghi di lavoro. Le principali sigle sindacali, CGIL, CISL e UIL Calabria, hanno chiamato a raccolta la città per una marcia solenne e silenziosa, un atto di denuncia contro l’incessante scia di sangue nei cantieri della regione, culminata con tre decessi in appena tre giorni.
L’iniziativa, intitolata “Il lavoro è dignità, non morte. In silenzio per le voci spezzate”, nasce come risposta a una tragica sequenza di incidenti. In sole 72 ore hanno perso la vita un operaio di 46 anni ad Anoia Superiore, un 53enne nel cantiere del depuratore di Francavilla Angitola e un giovane di appena 23 anni a Paola. Eventi che i sindacati non esitano a definire una “strage”, rifiutando con forza la logica della fatalità. I dati del 2024, con 8.923 denunce di infortunio e già 30 croci piantate sul lavoro in Calabria, delineano i contorni di un’emergenza non più tollerabile.
Sul tavolo dei sindacati c’è un pacchetto di richieste chiare e urgenti rivolte alle istituzioni e al mondo delle imprese. Si chiede un aumento degli ispettori specializzati per intensificare i controlli, l’introduzione della formazione obbligatoria e certificata per tutti gli operatori e l’implementazione di tecnologie innovative per la prevenzione dei rischi. Cruciale, secondo le tre confederazioni, è anche una riforma del sistema degli appalti, con l’abolizione del criterio del massimo ribasso nei settori più pericolosi e l’applicazione di rigidi protocolli di legalità in ogni cantiere pubblico.
Un segnale significativo è arrivato anche dal mondo imprenditoriale. Alla manifestazione hanno infatti aderito Unindustria e ANCE Calabria, le associazioni che rappresentano le imprese industriali ed edili. Una presa di posizione netta, con cui si ribadisce che la sicurezza non può essere considerata un costo, ma rappresenta una condizione imprescindibile per la dignità del lavoro e per uno sviluppo economico responsabile.
La marcia di Catanzaro non è stata quindi solo un atto di commemorazione, ma un potente atto di accusa. Un’intera comunità ha scelto di trasformare il silenzio in una denuncia collettiva, per scuotere le coscienze e pretendere che la tutela della vita umana torni a essere il primo, non negoziabile, punto all’ordine del giorno.





