Spettacolo

Il “Virus” di Nino Gemelli si diffonde al Teatro Comunale di Catanzaro tra risate, dialetto e tradizione

Uno spettacolo vivace e coinvolgente che esalta il talento dei giovani interpreti, rilancia il valore del dialetto e restituisce al pubblico una riflessione attuale sulla famiglia e sull’identità culturale.

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CATANZARO, 26 MARZO 2026 – Applausi, ritmo e una contagiosa energia hanno invaso ieri sera il Teatro Comunale di Catanzaro, dove è andato in scena “Virus”, una delle più amate commedie del maestro Nino Gemelli. L’evento, inserito nella rassegna “Nel segno di Gemelli”, ha confermato la straordinaria vitalità del teatro popolare, dimostrando la sua capacità di dialogare con il presente attraverso l’intrattenimento e la memoria.

A dominare la scena sono stati i giovanissimi attori – Aurora Procopio, Giuseppe Vitale e Antonio Pugliese – la cui sorprendente naturalezza e padronanza dei tempi comici hanno catturato il pubblico. La loro interpretazione delle marachelle al centro della trama è risultata dinamica e credibile, regalando momenti di autentico divertimento. Accanto a loro, la solida esperienza dei veterani della compagnia Teatro Incanto, guidati da un impeccabile Francesco Passafaro nel ruolo del nonno. Convincenti anche le prove di Elisa Condello (una perfetta zia Memè), Francesca Guerra (Elisa), Roberto Malta (Michele), con la partecipazione di Gastone Barberio e del promettente Emanuele Russo.

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La trama, apparentemente semplice, mette in scena le dinamiche di una famiglia alle prese con tre bambini ingestibili e un nonno complice, spingendo la governante sull’orlo di una crisi di nervi. L’escalation comica, che culmina nel paradossale tentativo di incendiare Za Memè, diventa il pretesto per una riflessione più ampia sui ruoli familiari, l’educazione e la ricerca di un equilibrio tra affetto e regole. Dietro la risata, emerge uno spaccato sociale ancora riconoscibile, fatto di contraddizioni e dinamiche quotidiane.

Elemento chiave dello spettacolo è stato l’uso del dialetto catanzarese, non solo come strumento linguistico, ma come vero e proprio codice identitario. Il dialetto ha dato colore e ritmo alla narrazione, creando un legame di forte complicità con la platea e generando una comicità immediata e genuina. Un legame rafforzato dal quiz finale, che ha trasformato la rappresentazione in un momento collettivo di condivisione culturale.

Questa produzione si inserisce nel coerente lavoro di recupero e valorizzazione della tradizione portato avanti da Francesco Passafaro, che mira a rendere i testi di Gemelli vivi e significativi per le nuove generazioni. A margine dello spettacolo, lo stesso Passafaro ha sottolineato il valore del vernacolo: «I genitori non devono preoccuparsi se i bambini, nel contesto giusto, parlano il dialetto. È una lingua a sé e, come tale, va conservata e trasmessa, perché rappresenta un patrimonio fondamentale per preservare le nostre tradizioni».

La rassegna prosegue questa sera con un altro appuntamento nel centro storico: alle 20:30 è in programma la proiezione del film “Il Dio dell’Amore”, alla presenza dell’attore protagonista, Francesco Colella.

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