Un altro immondezzaio lungo la strada del Sert nello storico parco dell’ospedale Ciaccio di Catanzaro
Innegabili le responsabilità dei cittadini incivili che vanno sempre individuati e denunciati, altrimenti finiremo tutti sommersi dalla spazzatura.
Basterebbero solo le fotografie a raccontare la triste realtà degli immondezzai illegali sparsi nel territorio di Catanzaro. Ma, sorprendentemente, questi scempi non fanno più notizia, tanto sono diventati comuni. Si è creata una situazione insostenibile: un unico grande immondezzaio che minaccia di sommergerci tutti.
Le responsabilità ricadono anche sulle istituzioni e sulle amministrazioni, certo, ma la vera origine del problema risiede in quel vasto numero di cittadini incivili che popolano Catanzaro. Se solo questi comportamenti diminuissero drasticamente, il bene comune ne trarrebbe giovamento. Infatti, chi ha gettato rifiuti all’interno dello storico parco dell’Ospedale Ciaccio, lungo la strada che conduce al Sert, è proprio il risultato di questa inciviltà.
Il panorama è desolante: materiali plastici, vetroresina, lana di vetro, pneumatici, bottiglie e rifiuti speciali avvelenano il suolo e il paesaggio. È necessario un esame di coscienza da parte di tutti i cittadini, un buon proposito per il 2026 appena iniziato.
A tutti i catanzaresi che amano la loro città, non solo per lo stadio, si rivolge un appello: segnalate alle autorità competenti lo smaltimento irregolare di rifiuti. Fornite, come richiesto, numeri di targa, generalità e fotografie di questi comportamenti inaccettabili.
Se le campagne educative non bastano, è tempo di attivare misure repressive. È fondamentale l’installazione di telecamere e la mobilitazione di tutte le forze disponibili: cittadini, carabinieri, polizia di Stato, guardia di Finanza, vigili urbani, vigili del fuoco, protezione civile, prefetture, militari del Nucleo operativo ecologico, guardie zoofile e forestali, associazioni ambientaliste e chi più ne ha più ne metta. Solo così possiamo difendere e tutelare il territorio di Catanzaro e della nostra Calabria, una regione in cui i peggiori nemici e detrattori siamo noi stessi calabresi.
— Luigi Stanizzi

