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Le Mani Prima della Voce: Viaggio nel Mondo di Angelo Gallo, l’Artigiano che Scolpisce l’Anima del Teatro

Nel suo laboratorio, che sa di legno e colla, il Mastro Burattinaio crotonese trasforma materiali semplici in creature cariche di vita. Un’arte antica che unisce scultura, meccanica e un’attenta osservazione del reale, ben prima che si alzi il sipario.

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Nel teatro di figura, c’è un momento silenzioso e fondamentale che precede l’applauso, il movimento e la parola. È il momento della creazione, l’istante in cui tutto ha origine da un semplice, ma potentissimo, strumento: la mano. La mano che progetta, modella, taglia e assembla. È questo il cuore del lavoro di Angelo Gallo, Mastro Burattinaio originario di Crotone, che con la sua arte porta in tutta Italia un sapere artigianale prezioso e antico.

Artista e artigiano di scena, Gallo dà vita a pupazzi e oggetti teatrali in un processo che inizia molto lontano dal palcoscenico. Il suo laboratorio assomiglia più a una bottega rinascimentale che a un backstage teatrale. Qui, materiali umili come gommapiuma, stoffe e legno vengono trasformati in presenze sceniche cariche di potenziale. È tra queste mura che avviene il primo, silenzioso soffio di vita.

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Ogni burattino comincia a esistere tra le mani che incollano, scolpiscono e cuciono. Ancora immobile, è già abitato da un’intenzione, da un carattere, da uno sguardo. Il suo peso, la sua postura, il suo modo silenzioso di stare al mondo sono già definiti. La costruzione non è un passaggio tecnico, ma il primo atto drammaturgico.

Un lavoro che, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, è tutt’altro che solitario. “Attorno alla costruzione di uno spettacolo agisce spesso un gruppo di artisti, ciascuno portatore di competenze diverse,” spiega il concetto alla base del suo metodo, un dialogo continuo tra idea, forma e movimento.

Per dare vita a una creatura destinata alla scena, le competenze richieste sono straordinariamente vaste e trasversali. Non basta il teatro: serve l’anatomia, per creare proporzioni credibili; la scultura e la pittura, per infondere carattere ed espressività; la meccanica, per progettare e rendere possibile il movimento. E ancora, la sartoria per vestire la creatura e uno studio approfondito dell’equilibrio dei pesi e del comportamento dei materiali sotto le luci di scena.

Nulla è lasciato al caso. Ogni dettaglio costruttivo è pensato in funzione della vita futura del pupazzo, del suo rapporto con l’animatore e della sua capacità di comunicare emozioni. In questo, l’osservazione del reale è una fonte di ispirazione costante: corpi, animali, posture e ritmi diventano il riferimento per plasmare la materia.

Nel teatro di figura, la creazione non è dunque un’attività secondaria, ma parte integrante e fondamentale della messa in scena. È lì, nel laboratorio, che si definisce l’essenza di una creatura, il suo modo di “respirare” davanti al pubblico. Prima del gesto e prima della parola, ogni figura nasce così: tra le mani di chi la costruisce.