Olio ‘Tricolore’ d’Inganno: L’Allarme di Coldiretti contro le Frodi e l’Import Tunisino
L’associazione denuncia un sistema di concorrenza sleale in cui prodotto estero a basso costo viene rivenduto come Made in Italy, facendo crollare il prezzo per i produttori italiani. Nel mirino l’ipotesi di raddoppiare le importazioni a dazio zero dalla Tunisia. “Pronti a presidiare i porti,” annunciano.
È scontro totale sul mercato dell’olio extravergine d’oliva. Coldiretti e Unaprol lanciano un durissimo atto d’accusa contro una parte dell’industria olearia italiana, rea di acquistare prodotto estero a basso costo – principalmente dalla Tunisia – per poi etichettarlo e spacciarlo fraudolentemente come 100% italiano. Una pratica che, oltre a ingannare i consumatori, sta mettendo in ginocchio i produttori nazionali, costretti a svendere il proprio olio di qualità al di sotto dei costi di produzione.
Crollo dei Prezzi e Importazioni Record
I dati forniti da Coldiretti, basati su analisi Ismea, dipingono un quadro allarmante. Nei primi nove mesi del 2025, le importazioni di olio tunisino sono aumentate del 38%, provocando un crollo di oltre il 20% nei prezzi dell’extravergine italiano. Secondo le associazioni, l’olio tunisino viene immesso sul mercato a meno di 4 euro al litro, esercitando una pressione insostenibile sulle quotazioni del prodotto nazionale.
“Non possiamo permettere che una concorrenza sleale danneggi le nostre produzioni di alta qualità,” affermano Coldiretti e Unaprol. “Siamo pronti con le nostre bandiere gialle e con i nostri soci olivicoltori a presidiare i porti e le frontiere da cui passano le cisterne pronte a diventare italiane con l’inganno.”
La Minaccia dell’Accordo UE-Tunisia
A surriscaldare ulteriormente gli animi è l’annuncio del governo tunisino di aver avviato negoziati con l’Unione Europea per raddoppiare il contingente di esportazione a dazio zero, portandolo dalle attuali 56.700 a 100.000 tonnellate annue. Una mossa definita “suicida” da Coldiretti, che vedrebbe l’UE favorire un modello industriale basato sull’import a basso costo a discapito della valorizzazione delle proprie eccellenze agricole.
Il paradosso è evidente: l’Italia produce 300.000 tonnellate di olio, ne consuma 400.000 e ne esporta 300.000. “Come è possibile quindi che il prezzo pagato agli agricoltori sia calato del 30%?” si chiedono le associazioni, puntando il dito contro “una speculazione da fermare da parte di taluni industriali trafficanti di olio”.
Chiesta un’Intensificazione dei Controlli
La richiesta alle autorità competenti, in particolare a ICQRF (Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari) e Guardia di Finanza, è netta: moltiplicare i controlli presso le industrie, verificando gli acquisti di olio EVO che provengono da “fantomatici frantoi” utilizzati per “regolarizzare” prodotto che non rispetta gli standard. Il riferimento è a pratiche già emerse in passato, come in Toscana, dove reti di conferimenti non tracciati creavano disponibilità fittizie di olio da commercializzare come italiano.
“Combattiamo ogni giorno i trafficanti di olio,” spiega David Granieri, vicepresidente nazionale Coldiretti e presidente Unaprol. “Aumentare gli arrivi a dazio zero favorirà ulteriormente l’immissione di olio a basso costo, spesso di dubbia qualità. Si tratta di un modello che incentiva l’industria a scegliere il prezzo più basso anziché la qualità, incidendo sulla tenuta economica dei produttori.”
La battaglia, assicurano Coldiretti e Unaprol, non si ferma e mira a tutelare non solo un settore economico strategico, ma anche la salute e la fiducia dei consumatori, che credono di portare in tavola un simbolo della Dieta Mediterranea e del Made in Italy, mentre rischiano di trovare un prodotto di ben altra origine e qualità.

