Cinghiali in città a Crotone, l’analisi degli esperti: “Fenomeno complesso, serve un approccio scientifico”
CROTONE – Dalle periferie al cuore della città, la presenza sempre più frequente di cinghiali a Crotone non è più un evento sporadico ma un fenomeno consolidato che solleva interrogativi sulla sicurezza pubblica e sulla gestione del territorio. A fare il punto della situazione è il Circolo per l’Ambiente Ibis ODV, che inquadra il problema come un “disequilibrio socio-ecologico” che richiede un intervento sistemico e basato su evidenze scientifiche, superando le logiche dell’emergenza.
Un’invasione che viene da lontano
Secondo l’analisi dell’associazione, l’attuale “invasione” è il risultato di decenni di trasformazioni ambientali e gestionali. “Il cinghiale è una specie di straordinaria adattabilità,” spiegano dal Circolo Ibis, “ma la sua espansione è stata accelerata da fattori precisi”. Tra questi, le immissioni a scopo venatorio, avvenute tra gli anni ’80 e ’90, spesso con esemplari di origine centro-europea o ibridi, noti per la loro maggiore prolificità.
A questo si aggiungono due dinamiche parallele: da un lato, l’abbandono delle campagne e l’aumento delle aree boschive hanno ampliato l’habitat naturale della specie; dall’altro, la drastica riduzione di predatori naturali come il lupo ha eliminato un fondamentale meccanismo di controllo biologico. Le città, con la loro abbondanza di risorse alimentari facilmente accessibili, sono diventate così un’attrazione irresistibile.
Di chi è la responsabilità?
La normativa parla chiaro: la fauna selvatica è “patrimonio indisponibile dello Stato”, ma la gestione è delegata alle Regioni, che hanno il compito di pianificare e attuare i piani di controllo. L’esecuzione degli interventi spetta poi alle Province o ad altri enti delegati, mentre i Carabinieri Forestali sono chiamati a intervenire nelle situazioni di emergenza. In caso di danni a persone o cose, la responsabilità ricade sull’ente gestore, ovvero la Regione.
Caccia e rifiuti: le soluzioni non bastano
L’associazione Ibis avverte che affidarsi esclusivamente al prelievo venatorio è una strategia inefficace per contenere la crescita demografica dei cinghiali. È indispensabile un approccio integrato che includa monitoraggio costante, modelli di gestione adattivi e interventi selettivi mirati.
Un ruolo cruciale è giocato anche dai comportamenti dei cittadini. La gestione scorretta dei rifiuti e la disponibilità di cibo, infatti, non fanno che incentivare la stabilizzazione degli animali nei contesti urbani, trasformando un problema gestibile in un’emergenza di sicurezza.
Incontro ravvicinato: le regole da seguire
La sicurezza dei cittadini è la priorità. In caso di incontro con un cinghiale, è fondamentale seguire alcune semplici ma vitali regole:
- Mantenere la distanza: Non tentare mai di avvicinarsi o interagire.
- Non correre: Arretrare lentamente senza voltare le spalle all’animale per non innescare reazioni di inseguimento.
- Non dare cibo: Anche se gli esemplari appaiono tranquilli, alimentarli è pericoloso e controproducente.
- Attenzione ai cuccioli: La presenza di piccoli può rendere le femmine estremamente aggressive per difenderli.
- Cani al guinzaglio: Un cane libero potrebbe provocare reazioni imprevedibili e pericolose nell’animale selvatico.
- Cercare riparo: Se l’animale mostra un comportamento minaccioso, trovare un luogo sicuro (come un’auto o un androne) e contattare le autorità competenti.
La situazione di Crotone, concludono dal Circolo Ibis, non è un’anomalia ma la conseguenza prevedibile di dinamiche ecologiche note. Per affrontarla servono una visione d’insieme, un’assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni e una strategia fondata sulla scienza, capace di garantire la sicurezza pubblica e una gestione sostenibile della fauna selvatica.




