Antiparassitari, la svolta “green” della ricerca: oli essenziali del mediterraneo contro la farmacoresistenza
Un progetto finanziato dal PNRR, condotto da tre università del Sud Italia, apre la strada a una cura naturale per cani e gatti, ma la sfida è trasformare i successi di laboratorio in soluzioni pratiche e sicure.
Sempre più spesso i comuni antiparassitari per cani e gatti si dimostrano inefficaci. La causa è un nemico invisibile ma tenace: la farmacoresistenza, ovvero la capacità di pulci, zecche e altri parassiti di sopravvivere ai trattamenti chimici. A questo si aggiunge la crescente preoccupazione dei proprietari per i potenziali effetti tossici a lungo termine legati all’uso di questi prodotti.
In questo scenario, la ricerca scientifica italiana segna un punto di svolta, guardando alla natura per una soluzione. Si è da poco concluso il progetto “Development of a green veterinary pharmacology approach against long-term toxicity of pesticides”, un’iniziativa di rilevanza nazionale finanziata dal Ministero dell’Università e della Ricerca con fondi PRIN2022 PNRR.
La ricerca, frutto della collaborazione tra i team delle Università Magna Græcia di Catanzaro, della Calabria e di Messina, ha messo al centro del suo studio il potenziale degli oli essenziali estratti da piante tipiche del Mediterraneo. In particolare, i riflettori sono stati puntati su agrumi e Lamiaceæ, la famiglia di cui fanno parte rosmarino, timo e lavanda.
La scelta non è casuale. Gli oli essenziali offrono due vantaggi strategici: in primo luogo, la loro bassa tossicità ambientale si allinea con gli obiettivi di sostenibilità del Green Deal europeo. In secondo luogo, la loro complessa composizione, fatta di decine di molecole diverse, agisce su più bersagli del parassita. Questo approccio “multi-bersaglio” rende lo sviluppo di resistenze un processo molto più difficile rispetto ai farmaci di sintesi, che colpiscono un solo punto debole.
Il lavoro dei tre atenei è stato sinergico: l’Università della Calabria si è occupata dell’estrazione e della caratterizzazione chimica dei composti vegetali; l’unità di Catanzaro ha condotto test in vitro che hanno confermato una potente azione acaricida degli oli; infine, l’Università di Messina ha avviato le prime sperimentazioni sugli animali.
Tuttavia, i risultati hanno fatto emergere un divario significativo tra l’efficacia in laboratorio e l’applicazione sul campo. Le principali sfide da superare sono tre:
- L’alta volatilità degli oli, che ne riduce la persistenza sul pelo dell’animale, limitandone l’effetto protettivo nel tempo.
- La mancanza di standardizzazione, poiché la composizione chimica di un olio può variare notevolmente a seconda della specie vegetale, della stagione di raccolta e del metodo di estrazione.
- L’assenza di studi clinici rigorosi condotti in condizioni reali, indispensabili per validarne la sicurezza e l’efficacia.
La strada per vedere questi prodotti sugli scaffali è dunque ancora lunga, ma tracciata. Le priorità future della ricerca sono chiare: avviare sperimentazioni cliniche sul campo, studiare come gli oli vengono assorbiti e metabolizzati dall’organismo degli animali e sviluppare metodi di test standardizzati.
Solo superando questi ostacoli sarà possibile confermare se i promettenti vantaggi di questa svolta “green” potranno tradursi in una nuova generazione di antiparassitari efficaci, sicuri per gli animali e rispettosi dell’ambiente.





