VIDEO – Primo Maggio, il grido della UIL da Gioia Tauro: «La Calabria non chiede assistenza, ma diritti»
La segretaria generale Mariaelena Senese attacca sulle emergenze strutturali: dal lavoro negato a donne e giovani alla sanità che “svuota la terra”. Critiche al governo sulla ZES: «Prima di estenderla al Nord, fatela funzionare qui».
GIOIA TAURO – Un Primo Maggio di rivendicazione, non di celebrazione. Dal palco di Gioia Tauro, luogo simbolo delle potenzialità e delle contraddizioni della regione, la segretaria generale della UIL Calabria, Mariaelena Senese, lancia un messaggio netto al governo e alla politica: «La Calabria non chiede assistenza, chiede diritti. Chiede di potersi muovere, curare e lavorare senza essere sfruttata. Chiede di poter restare».
Il suo intervento, di fronte a una platea di lavoratori e lavoratrici, si trasforma in un atto d’accusa contro le ingiustizie strutturali che frenano lo sviluppo, a partire dalla condizione femminile e giovanile.
«Un’ingiustizia, non un divario» I dati citati da Senese sono un pugno nello stomaco. «Meno di una donna su tre lavora in Calabria. Non è un divario, è un’ingiustizia», scandisce, ricordando come per troppe donne la scelta sia ancora tra famiglia e lavoro, spesso accettando contratti precari o part-time involontari. Una situazione aggravata dalla mancanza di servizi: «Che libertà è quella di una donna che deve rinunciare al lavoro per curare la famiglia?».
Non meno drammatica la fotografia dei giovani: quasi uno su due è NEET, fuori da ogni percorso di lavoro o formazione. «Non è solo un problema sociale», avverte la segretaria, «è un futuro che si spegne». La ricetta della UIL è chiara: asili nido, sostegno all’imprenditoria femminile e servizi reali. «Perché la verità è semplice: quando lavora una donna, cresce tutta la società».
Sanità e Trasporti: una terra che si svuota Al centro dell’analisi ci sono i due pilastri mancanti di una vita “normale”: sanità e mobilità. «In Calabria muoversi è un lusso che i cittadini non possono permettersi», dichiara Senese. «C’è chi rinuncia a un’opportunità di lavoro perché non sa come raggiungerla e chi spende metà stipendio per spostarsi».
Sulla sanità, i numeri della mobilità passiva – 1,5 miliardi di euro spesi dal 2020 per curarsi fuori regione – raccontano una sconfitta collettiva. «Quando le persone sono costrette ad andarsene per curarsi, non perdiamo solo soldi. Perdiamo fiducia. Perdiamo futuro. Una terra che perde fiducia è una terra che si svuota».
Decreto Lavoro e ZES: le sfide al Governo Senese rivendica il ruolo del sindacato sul recente Decreto Lavoro, in particolare sulla norma che lega gli aiuti alle imprese all’applicazione dei contratti firmati dalle sigle maggiormente rappresentative. «Una nostra battaglia contro i contratti pirata», sottolinea. Ma avverte: «Il decreto va attuato in fretta, o farà la fine dei precedenti. E restano senza risposta temi essenziali come le pensioni per i lavori usuranti e il sostegno ai caregiver».
L’affondo più politico arriva sulla Zona Economica Speciale. L’ipotesi di estenderla al Nord è vista come un tradimento. «La ZES non è un privilegio, è uno strumento di giustizia sociale. Se gli incentivi sono uguali ovunque, le imprese sceglieranno i territori dove tutto funziona già meglio. Togliere strumenti differenziati al Sud significa aumentare il divario. Non lo accetteremo».
Il Primo Maggio di Gioia Tauro si chiude così con una promessa: «Il lavoro tornerà al centro. Ma solo se sarà vero, sicuro e, finalmente, dignitoso».





