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Crotone-Roma, il Ministero risponde e scarica la responsabilità sulla Regione Calabria: meno di tre mesi per salvare il volo

La risposta è arrivata, rapida e formale, direttamente dagli uffici romani del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Ma dietro la cortesia istituzionale della PEC recapitata al Comitato Cittadino Aeroporto Crotone non si nascondono certezze, bensì un preciso e stringente richiamo alle responsabilità locali. La continuità territoriale dello scalo pitagorico, quel cordone ombelicale aereo che unisce la costa ionica alla Capitale, resta sospesa in un limbo amministrativo.

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Il nodo cruciale è temporale ed economico. La proroga del servizio con la compagnia Sky Alps fino al 31 agosto 2027 è tecnicamente pronta, ma congelata. Il Ministero è stato categorico: senza il trasferimento dei fondi da parte della Regione Calabria all’ENAC, l’atto aggiuntivo non può essere firmato. Mancano meno di tre mesi alla scadenza naturale del collegamento. Il tempo stringe, la burocrazia frena.

Oltre la barriera del 2027, lo scenario si fa ancora più nebbioso. Dal dicastero di Porta Pia rimarcano come qualsiasi programmazione per il triennio 2027-2030 debba necessariamente nascere da un’iniziativa di Catanzaro. È la Regione a dover quantificare i bisogni, bussare alle porte del Governo e pretendere l’inserimento delle coperture nella legge di bilancio dello Stato. Senza questa spinta autonomistica, Roma non muoverà un dito. La palla, dunque, passa interamente nel campo della politica calabrese.

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Il Comitato Cittadino, stanco di un isolamento infrastrutturale che penalizza da decenni il territorio, ha deciso di rompere gli indugi. L’appello è diretto e senza sconti: si chiede a Sergio Ferrari, presidente della Commissione Trasporti in Consiglio regionale, un intervento immediato per sbloccare i flussi finanziari verso ENAC. Al contempo, si esige l’apertura immediata di un tavolo nazionale per blindare il futuro dello scalo fino al 2030. Per i cittadini crotonesi, la continuità territoriale non è un privilegio negoziabile a ogni scadenza di calendario, ma un diritto fondamentale all’interno di un’area già drammaticamente privata di collegamenti stradali e ferroviari dignitosi. La vigilanza resta alta; le istituzioni non potranno fingere di non sapere.

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