Magna Graecia nel calice: Vinitaly and the City raddoppia e accende l’estate calabrese tra Sibari e Reggio
Magna Graecia nel calice: Vinitaly and the City raddoppia e accende l’estate calabrese tra Sibari e Reggio
Dalla polvere millenaria del Parco Archeologico alle brezze dello Stretto: la Calabria del vino si fa in due per il 2026, consolidando l’alleanza strategica con Veronafiere. Centosette cantine locali, buyer da tre continenti e una pioggia di stelle della cultura e dello spettacolo.
CATANZARO – Non è più solo una scommessa, ma un ecosistema che si espande. Vinitaly and the City, il raffinato “fuori salone” della fiera enologica più famosa del mondo, non solo ritorna in Calabria per la sua terza edizione, ma spacca in due il calendario estivo del 2026. Un raddoppio identitario. La collaudata cornice del Parco Archeologico di Sibari (dal 17 al 19 luglio) passerà idealmente il testimone, poche settimane dopo, all’inedito palcoscenico di Reggio Calabria, pronta a debuttare l’8 e il 9 agosto.
La Calabria che produce, che fermenta e che accoglie si mostra senza complessi. Quello tra la Regione e Veronafiere, nato quasi in sordina nel 2024, è ormai un asse di ferro istituzionale e commerciale, oliato dal braccio operativo dell’Arsac. Un percorso di accreditamento che ha superato l’esame dei palazzi romani: solo pochi giorni fa l’evento veniva blindato a Montecitorio davanti al Presidente della Camera Lorenzo Fontana e ai ministri Lollobrigida (Agricoltura) e Giuli (Cultura). Questa mattina, invece, la concretezza dei numeri e dei programmi è scesa a terra nella Cittadella Regionale di Catanzaro, in una conferenza stampa affollata e tesa a tracciare le rotte di un’estate strategica.
La geopolitica del vino: squadra, giovani e mercati
“È un grande gioco di squadra,” ha scandito con forza Gianluca Gallo, assessore regionale all’Agricoltura. Le sue parole non nascondono l’ambizione di un cambio di narrativa radicale:
“Vogliamo presentare la Calabria per ciò che realmente è: moderna, dinamica, ricca. Ma soprattutto vogliamo dare ai nostri giovani ragioni concrete per restare, e attrarre talenti da fuori. Sibari è una certezza; Reggio è la nuova, esaltante sfida che Veronafiere ha sposato con entusiasmo. Non promuoviamo solo bottiglie, ma territori unici che meritano la ribalta internazionale.”
Un entusiasmo condiviso da Gianni Bruno, direttore generale vicario di Veronafiere, che vede nel raddoppio calabrese la perfetta riuscita di un format: connettere i produttori direttamente ai consumatori, trasformando il vino in un veicolo di narrazione territoriale e in un volano per un turismo enologico finalmente strutturato e riconoscibile.
Da Sibari allo Stretto: i sindaci disegnano la mappa
Per Francesco Cannizzaro, sindaco di Reggio Calabria, l’approdo del brand in riva allo Stretto è l’incarnazione di una visione amministrativa precisa. “Reggio si candida già per la seconda edizione,” ha annunciato, visibilmente energico. “Vogliamo coniugare la normalità dei servizi essenziali con grandi eventi di respiro internazionale. Il comparto vitivinicolo calabrese ha carte straordinarie da giocare sul tavolo del turismo globale.”
Spostando lo sguardo più a nord, Gianpaolo Iacobini, primo cittadino di Cassano allo Ionio, parla senza mezzi termini di un “Vinitaly della Magna Graecia”. Il Parco Archeologico di Sibari diventa così il tempio laico dove la storia millenaria incontra l’impresa contemporanea, offrendo una vetrina che fonde cultura, identità e business.
Il programma di Sibari: ministri, stelle e la diretta Rai
Il primo atto, a Sibari, si preannuncia imponente. Il taglio del nastro di venerdì 17 luglio (ore 19:00) vedrà la partecipazione dei ministri Lollobrigida e Giuli. Ma sono i numeri a impressionare: 107 aziende calabresi tra vino e spirits, a cui si sommeranno centinaia di realtà collettive nazionali ed estere.
Il palcoscenico non sarà da meno. Se la conduzione istituzionale è affidata al giornalista Tommaso Labate, nei tre giorni si alterneranno giganti della divulgazione e del gusto come Federico Quaranta, l’istrionico Peppone Calabrese, lo chef stellato Francesco Mazzei e il maestro dei maestri pasticceri, Iginio Massari. Ad accendere le notti ioniche ci penserà poi la partnership blindata con Rai Radio2: tre giorni di diretta nazionale con incursioni, dj set e le performance di Fabio Rovazzi, Valerio Lundini e DJ Effe, un’operazione resa possibile dal lavoro sinergico con la Calabria Film Commission.
Oltre il calice: il business scientifico dei B2B
Se la parte “City” seduce il pubblico, il cuore pulsante per i produttori batte nelle aree d’affari. L’edizione 2026 spinge forte sull’acceleratore dell’internazionalizzazione. Non passeranno da Sibari buyer casuali: Veronafiere e Regione hanno messo a punto un sistema di profilazione e matching scientifico.
I mercati di riferimento sono stati selezionati per compatibilità e capacità di assorbimento: Germania, Regno Unito, Polonia, Serbia, Croazia, Brasile e Stati Uniti. Gli incontri B2B incroceranno canali distributivi, fasce di prezzo e volumi produttivi delle cantine calabresi con le reali richieste dei compratori esteri. L’obiettivo è chiaro: meno incontri di cortesia, più contratti, spedizioni di campionature e relazioni commerciali durature. La Calabria del vino non vuole più solo farsi scoprire; vuole farsi bere nel mondo.Dalla polvere millenaria del Parco Archeologico alle brezze dello Stretto: la Calabria del vino si fa in due per il 2026, consolidando l’alleanza strategica con Veronafiere. Centosette cantine locali, buyer da tre continenti e una pioggia di stelle della cultura e dello spettacolo.
CATANZARO – Non è più solo una scommessa, ma un ecosistema che si espande. Vinitaly and the City, il raffinato “fuori salone” della fiera enologica più famosa del mondo, non solo ritorna in Calabria per la sua terza edizione, ma spacca in due il calendario estivo del 2026. Un raddoppio identitario. La collaudata cornice del Parco Archeologico di Sibari (dal 17 al 19 luglio) passerà idealmente il testimone, poche settimane dopo, all’inedito palcoscenico di Reggio Calabria, pronta a debuttare l’8 e il 9 agosto.
La Calabria che produce, che fermenta e che accoglie si mostra senza complessi. Quello tra la Regione e Veronafiere, nato quasi in sordina nel 2024, è ormai un asse di ferro istituzionale e commerciale, oliato dal braccio operativo dell’Arsac. Un percorso di accreditamento che ha superato l’esame dei palazzi romani: solo pochi giorni fa l’evento veniva blindato a Montecitorio davanti al Presidente della Camera Lorenzo Fontana e ai ministri Lollobrigida (Agricoltura) e Giuli (Cultura). Questa mattina, invece, la concretezza dei numeri e dei programmi è scesa a terra nella Cittadella Regionale di Catanzaro, in una conferenza stampa affollata e tesa a tracciare le rotte di un’estate strategica.
La geopolitica del vino: squadra, giovani e mercati
“È un grande gioco di squadra,” ha scandito con forza Gianluca Gallo, assessore regionale all’Agricoltura. Le sue parole non nascondono l’ambizione di un cambio di narrativa radicale:
“Vogliamo presentare la Calabria per ciò che realmente è: moderna, dinamica, ricca. Ma soprattutto vogliamo dare ai nostri giovani ragioni concrete per restare, e attrarre talenti da fuori. Sibari è una certezza; Reggio è la nuova, esaltante sfida che Veronafiere ha sposato con entusiasmo. Non promuoviamo solo bottiglie, ma territori unici che meritano la ribalta internazionale.”
Un entusiasmo condiviso da Gianni Bruno, direttore generale vicario di Veronafiere, che vede nel raddoppio calabrese la perfetta riuscita di un format: connettere i produttori direttamente ai consumatori, trasformando il vino in un veicolo di narrazione territoriale e in un volano per un turismo enologico finalmente strutturato e riconoscibile.
Da Sibari allo Stretto: i sindaci disegnano la mappa
Per Francesco Cannizzaro, sindaco di Reggio Calabria, l’approdo del brand in riva allo Stretto è l’incarnazione di una visione amministrativa precisa. “Reggio si candida già per la seconda edizione,” ha annunciato, visibilmente energico. “Vogliamo coniugare la normalità dei servizi essenziali con grandi eventi di respiro internazionale. Il comparto vitivinicolo calabrese ha carte straordinarie da giocare sul tavolo del turismo globale.”
Spostando lo sguardo più a nord, Gianpaolo Iacobini, primo cittadino di Cassano allo Ionio, parla senza mezzi termini di un “Vinitaly della Magna Graecia”. Il Parco Archeologico di Sibari diventa così il tempio laico dove la storia millenaria incontra l’impresa contemporanea, offrendo una vetrina che fonde cultura, identità e business.
Il programma di Sibari: ministri, stelle e la diretta Rai
Il primo atto, a Sibari, si preannuncia imponente. Il taglio del nastro di venerdì 17 luglio (ore 19:00) vedrà la partecipazione dei ministri Lollobrigida e Giuli. Ma sono i numeri a impressionare: 107 aziende calabresi tra vino e spirits, a cui si sommeranno centinaia di realtà collettive nazionali ed estere.
Il palcoscenico non sarà da meno. Se la conduzione istituzionale è affidata al giornalista Tommaso Labate, nei tre giorni si alterneranno giganti della divulgazione e del gusto come Federico Quaranta, l’istrionico Peppone Calabrese, lo chef stellato Francesco Mazzei e il maestro dei maestri pasticceri, Iginio Massari. Ad accendere le notti ioniche ci penserà poi la partnership blindata con Rai Radio2: tre giorni di diretta nazionale con incursioni, dj set e le performance di Fabio Rovazzi, Valerio Lundini e DJ Effe, un’operazione resa possibile dal lavoro sinergico con la Calabria Film Commission.
Oltre il calice: il business scientifico dei B2B
Se la parte “City” seduce il pubblico, il cuore pulsante per i produttori batte nelle aree d’affari. L’edizione 2026 spinge forte sull’acceleratore dell’internazionalizzazione. Non passeranno da Sibari buyer casuali: Veronafiere e Regione hanno messo a punto un sistema di profilazione e matching scientifico.
I mercati di riferimento sono stati selezionati per compatibilità e capacità di assorbimento: Germania, Regno Unito, Polonia, Serbia, Croazia, Brasile e Stati Uniti. Gli incontri B2B incroceranno canali distributivi, fasce di prezzo e volumi produttivi delle cantine calabresi con le reali richieste dei compratori esteri. L’obiettivo è chiaro: meno incontri di cortesia, più contratti, spedizioni di campionature e relazioni commerciali durature. La Calabria del vino non vuole più solo farsi scoprire; vuole farsi bere nel mondo.





