Violenza sulle donne con disabilità, nasce “Oltre”: formazione e rete per rendere i servizi davvero accessibili
Presentato a Catanzaro il progetto del Centro Calabrese di Solidarietà finanziato dalla Regione. La sfida di ribaltare la prospettiva dell’accoglienza: formare medici, assistenti sociali e forze dell’ordine per riconoscere gli abusi invisibili e portare il supporto direttamente sul territorio.
CATANZARO – Rompere il muro di un silenzio doppiamente isolante e portare i servizi di supporto laddove la richiesta d’aiuto fatica persino a essere formulata. È questa la missione di “Oltre – Inclusione, accesso, diritti”, il nuovo progetto promosso dal Centro Calabrese di Solidarietà ETS – Centro Antiviolenza Mondo Rosa e finanziato dalla Regione Calabria. Presentata ufficialmente presso gli uffici amministrativi di via Lucrezia della Valle a Catanzaro, l’iniziativa punta a scardinare una delle forme più sommerse e invisibili di violenza di genere: quella consumata ai danni delle donne con disabilità.
La svolta: «Se non arrivano nei centri, dobbiamo andare noi da loro»
Il cuore del progetto risiede in un radicale cambio di prospettiva, nato da un dato di fatto tanto semplice quanto drammatico. «Noi non abbiamo mai avuto una donna con disabilità nella nostra casa rifugio», ha denunciato con franchezza Isolina Mantelli, presidente del Centro Calabrese di Solidarietà. «La domanda da porsi è: perché non arrivano? La risposta è che non ci possono arrivare».
Da qui l’esigenza di ribaltare l’approccio tradizionale dell’assistenza. Non più attendere la vittima all’interno delle strutture protette, ma strutturare una presenza capillare sul territorio. Un compito complesso, poiché spesso si tratta di donne private della possibilità di comunicare verbalmente l’abuso. «Bisogna formare tutti coloro che entrano in contatto con loro a riconoscere una violenza diversa, prestando attenzione non solo alle parole, ma ai gesti e ai comportamenti», ha evidenziato Mantelli, ponendo l’accento anche sul vuoto informativo attuale: «La nostra azione servirà anche a dare finalmente un numero, oltre che una voce, a queste donne».
L’impegno delle istituzioni contro la “doppia vulnerabilità”
Il progetto si inserisce in un quadro regionale che vede il fenomeno della violenza di genere in preoccupante crescita, come testimoniano le oltre 1.300 chiamate registrate in Calabria dal numero nazionale 1522. L’assessora regionale al Welfare, Pasqualina Straface, ha rimarcato la necessità di un intervento strutturato per contrastare la discriminazione multipla subita dalle vittime: «Parliamo di una doppia vulnerabilità, dove la fragilità fisica o cognitiva si somma alla discriminazione di genere, ostacolando l’accesso alla tutela. È qui che si misura la responsabilità delle istituzioni».
Straface ha inoltre ricordato la svolta legislativa impressa dalla Regione con la legge del 2025, che ha introdotto un piano triennale da oltre 8 milioni di euro e istituito il tavolo regionale sulla violenza di genere. «Abbiamo voluto cambiare paradigma, passando dalla sola accoglienza all’accompagnamento verso l’autonomia economica. Finanziamo progetti come “Oltre” affidandoci a chi sul campo dimostra ogni giorno competenza, professionalità e sensibilità umana».
Un paradosso sociale, quello di dover ancora rivendicare tutele basilari nel 2026, sollevato con forza da Ernesto Siclari, Garante regionale dei diritti delle persone con disabilità: «Siamo di fronte a una multidiscriminazione che colpisce chi spesso non ha le armi per difendersi. Le risorse oggi ci sono e devono tradursi in progetti concreti capaci di generare un reale cambiamento culturale».
Formare la rete per “vedere l’invisibile”
Le barriere che impediscono la denuncia sono molteplici e spesso radicate negli stessi contesti familiari o assistenziali in cui si consumano i soprusi. «Le donne con disabilità talvolta non denunciano perché temono di non essere credute, o perché non hanno gli strumenti per decodificare la violenza subita», ha spiegato l’avvocata Giusy Pino, esperta di diritto antidiscriminatorio.
La chiave di volta diventa quindi la preparazione specialistica di chi opera in prima linea. «Un medico, un carabiniere, un poliziotto o un assistente sociale adeguatamente formati possono intercettare i segnali di abuso anche nel silenzio più assoluto. La civiltà di una società si misura proprio dalla capacità di vedere ciò che resta invisibile».
Le azioni concrete sul territorio
Finanziato con le risorse del Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità (DPCM 28/11/2024), “Oltre” si svilupperà attraverso interventi mirati e strumenti di comunicazione universali:
- Seminari formativi: Cicli di incontri rivolti a operatori socio-sanitari, educatori, forze dell’ordine, personale dei centri antiviolenza e delle istituzioni locali.
- Sportelli itineranti: Presidi di ascolto e supporto attivati su tutto il territorio provinciale per facilitare il contatto diretto.
- Kit informativi accessibili: Produzione di materiali di supporto adattati a ogni esigenza sensoriale e cognitiva, inclusi testi in Braille, video con traduzione in Lingua dei Segni Italiana (LIS) e contenuti digitali ottimizzati per gli screen reader.
Un’azione sinergica che punta a trasformare l’accessibilità da concetto teorico a pratica quotidiana, restituendo dignità, sicurezza e diritti a chi per troppo tempo è rimasto escluso dalla rete di protezione sociale.





