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L’elogio del tempo perduto: a Soverato la rivoluzione silenziosa dell’Ozio Jonico

«Le celebrazioni dell’Ozio sono state portate a termine con la necessaria lentezza e con un livello di serietà che, francamente, non ci aspettavamo nemmeno noi».

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Si respira un’aria di ironica sorpresa nel bilancio finale tracciato dagli organizzatori. Per quarantotto ore, la Terrazza della Poesia “Giusy Verbaro” di Soverato si è spogliata della sua veste puramente geografica per farsi spazio dell’anima. Un luogo dove il tempo ha smesso di essere un tiranno da inseguire, ottimizzare o, peggio, riempire a tutti i costi. È diventato, semplicemente, una dimora.

«Siamo contenti di aver visto tante persone fermarsi, ascoltare, sdraiarsi, ballare, perdere tempo e, quindi, ridare valore al tempo stesso», continuano i promotori del festival. «Era esattamente quello che speravamo accadesse: prendersi poco sul serio e prendere sul serio, almeno per due giorni, tutto ciò che normalmente viene considerato inutile».

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Si è chiusa così, tra la brezza del mar Ionio e un inedito senso di leggerezza, la prima edizione di Altrove Festival – Ozio Jonico. Il 4 e 5 luglio scorsi, il lungomare calabrese è stato attraversato da un flusso eterogeneo di generazioni. Bambini, giovani, anziani: tutti uniti dal desiderio di premere il tasto “pausa”. Niente tabelle di marcia, nessuna ansia da prestazione. Solo pratiche per il corpo, laboratori creativi, uscite in barca e discussioni all’aria aperta.

Se la lentezza diventa un atto politico

Il cuore pulsante della manifestazione è stato senza dubbio il ciclo di talk che ha ridefinito il concetto di otium classico, non come pigrizia, ma come generatore di pensiero critico e benessere sociale.

Le voci si sono alternate sul palco con ritmi distesi. I collettivi di Radici Festival, Catasta Pollino e Felici & Conflenti hanno dialogato su come la cultura possa farsi collante per le comunità locali e motore di riscatto territoriale. Di resistenza alla produttività tossica hanno parlato invece l’artista N.A.I.P. e il fotografo Armando Canzonieri, esplorando il valore terapeutico dell’attesa e del vuoto creativo. Particolarmente stimolante è stato l’intervento di Mauro Acito, mente dietro il TAM (Tower Art Museum) di Matera, che ha dimostrato come un’idea indipendente, nata con risorse minime, possa trasformarsi in un faro per l’arte contemporanea nazionale.

Un manifesto contro la dittatura della performance

Ma l’ozio, per essere compreso davvero, va vissuto fisicamente.

Il pubblico ha potuto sperimentare un benessere concreto, lontano dagli standard commerciali. Tra sessioni mattutine di yoga, pilates e tai chi, i corpi si sono riappropriati dello spazio. C’è chi si è abbandonato ai massaggi olistici, chi ha appreso antichi mestieri nei laboratori artigianali e chi ha preso il largo a bordo di una barca a vela.

Due le provocazioni più apprezzate e fotografate: le coccole millimetriche de La Grattineria e l’esperienza sensoriale de La Pennichella, un format immersivo curato da Na Diavl e Vagliolise che ha sdoganato il riposo pomeridiano come vera e propria performance artistica.

Le serate si sono poi sciolte nelle selezioni musicali di DJ Orosaiwa (Italia Serie Oro) e Pazz Music Bureau, capaci di far ballare la platea mescolando ricerca sonora, nostalgia pop e ritmi ipnotici.

Il ritorno del classico

L’eccezionale risposta di pubblico suggerisce una riflessione profonda: esiste una reale urgenza collettiva di spazi di decompressione. Reinterpretare l’antico concetto di otium romano – inteso come tempo sottratto agli affari pubblici per essere dedicato allo studio, alla cura di sé e alla socialità – non è più un vezzo intellettuale, ma una necessità di cittadinanza culturale.

L’evento, promosso dall’Associazione Culturale WakeUp ETS, è stato realizzato grazie al contributo della Regione Calabria nell’ambito dell’Avviso Pubblico “Sostegno e promozione turistica e culturale”. Un esperimento riuscito che lascia un’eredità importante: la consapevolezza che, a volte, fermarsi è l’unico modo per andare davvero avanti.

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