Caldo: Coldiretti Calabria, bene misure CDM. oltre 32mila di addetti nei campi regionali per la raccolta
L’afa non dà tregua, ma i campi non possono fermarsi. Nelle campagne calabresi, dove il termometro fluttua ormai stabilmente su livelli record, la sopravvivenza del raccolto estivo viaggia sul filo del rasoio. C’è però una boccata d’ossigeno per le imprese e, soprattutto, per chi la terra la lavora sotto il sole cocente: il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera al decreto Infrastrutture, introducendo la cassa integrazione in deroga per emergenza caldo.
Una misura salvavita. Letteralmente.
In Calabria la questione è monumentale: parliamo di una forza lavoro che supera i 32mila addetti (di cui un quarto di origine straniera), attualmente impegnati nella raccolta cruciale di frutta, ortaggi e cereali. Con il nuovo provvedimento, qualora la colonnina di mercurio rendesse impossibile o troppo rischioso continuare, le attività potranno essere sospese senza che questo si traduca in un dramma economico per i braccianti o in un tracollo per i bilanci aziendali.
“Una risposta concreta a una nostra precisa battaglia”, commenta Coldiretti Calabria, che aveva sollecitato il Ministero del Lavoro a intervenire prima che l’estate si trasformasse in un bollettino di guerra. Le aree interne e rurali della regione, d’altronde, stanno bruciando.
Ma come ci si organizza nel frattempo? Le aziende agricole si stanno muovendo su un doppio binario, tra burocrazia e pragmatismo da campo. Coldiretti ha già diffuso un vademecum stringente: scorte massicce di acqua potabile, creazione di zone d’ombra artificiali per i recuperi psicofisici, obbligo di cappelli e indumenti traspiranti. Soprattutto, si rivoluziona l’orologio. I turni si frammentano, si accorciano, si spostano. Le ore centrali della giornata – quelle in cui l’aria si fa irrespirabile – diventano off-limits; il lavoro si concentra così all’alba, nel tardo pomeriggio o, laddove le colture lo consentono, persino di notte.
Il tempismo è tutto. Tra fine giugno e settembre si decide il destino economico di un intero anno di fatiche. Fermare i raccolti di ortofrutta e grano per lunghi periodi significherebbe condannare i prodotti a marcire nei campi, innescando un effetto domino devastante sulla filiera agroalimentare e sui prezzi al consumo. L’equazione è complessa: proteggere l’uomo, salvare il cibo.
A complicare un quadro già teso si aggiunge poi la morsa dei costi operativi. Il caldo estremo richiede un pompaggio d’acqua continuo e massiccio per salvare le piante dal disseccamento. Più irrigazione significa più energia elettrica e, con le tariffe attuali, i bilanci delle imprese agricole calabresi rischiano il definitivo surriscaldamento. La cassa integrazione per il caldo estremo non risolverà ogni problema, ma rappresenta indubbiamente uno scudo sociale indispensabile per evitare che l’emergenza climatica si trasformi in una crisi umanitaria ed economica senza ritorno.





