Cronaca

Libera presenta “Whistle Monitor”: la prima mappa su trasparenza e tutela di chi segnala la corruzione negli enti pubblici

Analizzate 434 amministrazioni strategiche tra sanità, università ed enti locali: nessuna raggiunge la piena conformità. Più di un ente su dieci è privo di una pagina dedicata e uno su tre non garantisce le informazioni minime per tutelare i segnalanti. Maglia nera alla Calabria.


ROMA – Segnalare un caso di corruzione o un illecito all’interno del proprio ambiente di lavoro in Italia rimane un percorso a ostacoli, caratterizzato da un profondo vuoto informativo e da barriere tecniche ancora troppo elevate. È quanto emerge chiaramente da “Whistle Monitor”, il primo report di monitoraggio civico nazionale realizzato da Libera sull’adeguatezza informativa e tecnica dei canali di segnalazione interni della Pubblica Amministrazione.

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Il rapporto viene presentato ufficialmente domani, 23 giugno, a Roma presso lo spazio ExtraLibera, in occasione del World Whistleblower Day. I risultati delineano una mappa nazionale caratterizzata da forti polarizzazioni territoriali e gravi carenze strutturali: nessuna delle 434 amministrazioni pubbliche strategiche monitorate ha raggiunto il 100% della conformità rispetto ai requisiti di accessibilità, fruibilità e trasparenza.


I numeri del monitoraggio: un ente su tre è fuori norma

La ricerca ha passato sotto la lente d’ingrandimento 434 amministrazioni strategiche, suddivise in tre comparti chiave per i diritti dei cittadini:

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  • 190 enti sanitari (aziende sanitarie, ospedaliere e di ricerca) che garantiscono il diritto alla salute;
  • 99 istituti di istruzione (università statali, private, telematiche e scuole superiori) che erogano il diritto allo studio;
  • 145 enti locali e territoriali (Regioni, Comuni capoluogo, Città metropolitane e Province autonome) responsabili del diritto a una buona amministrazione.

Il lavoro sul campo è stato condotto da 44 attivisti e volontari di Libera, del SISM (Segretariato Italiano Studenti in Medicina) e di LINK – Coordinamento Universitario. I dati raccolti sono stati successivamente confrontati e validati con l’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione), alla luce delle Linee Guida dedicate.

Dall’analisi emerge che la maggioranza delle amministrazioni (56,9%) si colloca in una fascia “tiepida” di parziale adeguatezza. Le eccellenze (fascia “Ottimo”) si fermano ad appena il 14,1%, meno della metà di quelle che invece versano in un’area di netta criticità (28,9%).

Il dato più allarmante riguarda la tutela del segnalante: 1 ente su 3 non garantisce oggi le informazioni minime necessarie per orientare e proteggere chi decide di denunciare un illecito. All’interno di questa zona d’ombra, il 6,7% degli enti (pari a 29 amministrazioni pubbliche) è totalmente privo di canali o pagine informative dedicate, azzerando di fatto un diritto garantito dalla legge.


La mappa del Paese: il divario tra Emilia-Romagna e Calabria

Il report evidenzia una profonda spaccatura geografica nell’applicazione delle tutele per il whistleblowing:

  • Il modello virtuoso: L’Emilia-Romagna si attesta come la regione più solida d’Italia, con un punteggio medio di 50,6 su 70,5. In questo territorio non si registrano enti in fascia critica e ben il 70% delle amministrazioni si posiziona nelle fasce di valutazione più alte.
  • La nota dolente: Sul fronte opposto si colloca la Calabria, dove sono stati monitorati 20 enti con un punteggio medio di appena 27,12, tra i più bassi d’Italia. In questa regione, quasi la metà degli enti (45%, pari a 9 amministrazioni) è sotto la sufficienza, mentre solo 3 enti (il 15%) risultano virtuosi. Altri 6 enti presentano informazioni solo parzialmente adeguate.

In Calabria emerge una forte polarizzazione: se da un lato gli atenei pubblici trainano la conformità regionale, dall’altro la sanità e gli enti locali mostrano carenze gravissime, con alcune amministrazioni che hanno registrato un punteggio pari a zero, tra cui l’ASP di Vibo Valentia, il Comune di Cosenza e l’Università Dante Alighieri.


L’appello di Libera: «Serve uno sforzo corale per colmare il gap»

I dati del report evidenziano l’urgenza di un intervento strutturale che vada oltre la semplice conformità burocratica, trasformando il whistleblowing in un reale strumento di cittadinanza attiva e presidio di legalità.

“A partire da questi dati, riteniamo necessario assumerci la responsabilità di promuovere un confronto con le realtà, istituzionali e non, che operano nell’ambito della formazione, dell’accompagnamento e del supporto alle pubbliche amministrazioni locali, per verificare la possibilità di sviluppare strumenti e percorsi specifici su questo tema”, ha dichiarato Francesca Rispoli, copresidente nazionale di Libera. “L’obiettivo è contribuire a mettere a disposizione degli enti territoriali, e in particolare dei Comuni, forme adeguate di sostegno che favoriscano un percorso non più rinviabile di formazione, semplificazione tecnica e assunzione di responsabilità. Serve uno sforzo corale per andare a colmare il gap che, sul tema dell’accessibilità al whistleblowing, esiste ed è reale: ricordiamoci che solo offrendo canali protetti e informazioni trasparenti possiamo dire di stare davvero tutelando chi sceglie di difendere l’interesse collettivo”.

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