VIDEO «NO violenza di genere»: la tematica del Mediterraneo Festival Corto colpisce gli ospiti del Festival
DIAMANTE (CS) – Cinque giorni di cinema, ma soprattutto di coscienza. Si è conclusa con un bilancio straordinario, sia in termini di presenze fisiche che di risonanza sui canali social, la XVI edizione del Mediterraneo Festival Corto. La kermesse, svoltasi dall’1 al 5 luglio 2026 nella suggestiva cornice di Diamante sotto il patrocinio dell’amministrazione comunale, ha saputo trasformare l’arte cinematografica in un potente megafono di denuncia sociale.
Un valore culturale, quello dell’iniziativa, formalmente riconosciuto dalla Commissione Italiana per l’UNESCO. A questo prestigioso sigillo si affianca, per il quinto anno consecutivo, il patrocinio di Amnesty International Italia per la sezione Diritti Umani, oltre al supporto di Rai Calabria, che ha inteso sposare i valori di coesione e responsabilità sociale promossi dall’evento.
Il cuore del Festival: la lotta contro la violenza di genere
L’edizione 2026 ha vibrato attorno a un imperativo categorico: «NO violenza di genere». Non un semplice slogan, ma un filo rosso che ha unito proiezioni e attività collaterali.
Il momento di massima tensione emotiva si è registrato sabato mattina durante il convegno istituzionale moderato da Giorgia Carrozzino. Davanti a una platea gremita di rappresentanti delle forze dell’ordine e delle istituzioni, è risuonata la testimonianza di Maria Antonietta Rositani. Sopravvissuta nel 2019 al tentato femminicidio da parte dell’ex marito – che le diede fuoco cospargendola di benzina – la Rositani porta sul corpo i segni di oltre 200 interventi chirurgici e anni di dolorosa riabilitazione.
«Io credo fortemente nella giustizia, ma lo Stato ci deve aiutare», ha scandito con forza. «Serve colmare i vuoti legislativi, implementare l’uso dei braccialetti elettronici e formare personale specializzato capace di accogliere tempestivamente le denunce delle donne».
Voci di madri, storie di pioniere: gli Incontri Letterari
Il dibattito si è spostato sul piano letterario negli incontri curati da Ciro Cianni. Qui, Vera Squatrito ha condiviso il dolore per la perdita della figlia Giordana Di Stefano, strappata alla vita nel 2015 a soli 20 anni dall’ex compagno. Nel volume “Io sono Giordana. Il mio nome, la vostra memoria” (Algra editore, scritto con Elena Portale), la Squatrito lancia un monito alle nuove generazioni: imparare a decodificare i segnali di relazioni tossiche e possessive, dinamiche che purtroppo oggi molti giovani tendono a normalizzare.
Il programma letterario ha offerto anche prospettive di emancipazione e riscatto:
- Luciana De Palma ha presentato “I linguaggi femminili del viaggio” (Qed editore), un viaggio storico tra il ‘799 e l”800 alla scoperta di donne pioniere che viaggiavano in solitaria non per competere con l’universo maschile, ma per puro desiderio di conoscenza.
- Aurora Di Vanna, appena diciassettenne, ha proposto “Dietro un sorriso” (Luigi Pellegrini editore), romanzo ispirato alla storia di violenza subita da un’amica della madre. Un impegno civile precoce che è valso alla giovane, lo scorso maggio, la nomina ad Alfiere della Repubblica da parte del Presidente Sergio Mattarella.
Musica, mostre e simboli sul territorio
L’apertura del festival è stata affidata alla voce di Dora Lee Marchi, accompagnata al pianoforte dal Maestro Alessandro Porcella. Se il concerto-spettacolo del 1° luglio ha scaldato i motori, la serata successiva ha toccato vette di profonda commozione con il brano “Nata per essere amata (senza fiato)”, dedicato a Lidia Peschechera, uccisa nel 2021 dal compagno. Sullo sfondo, lo scorrere silenzioso e implacabile dei nomi delle vittime di femminicidio dall’inizio dell’anno ha proiettato la platea in una drammatica realtà.
Forte l’impatto visivo della mostra “Com’eri vestita?”, allestita presso i locali del DAC. Il progetto, ideato da Libere Sinergie APS e patrocinato da Amnesty International, punta a demolire lo stereotipo colpevolizzante secondo cui l’abbigliamento della vittima possa in qualche modo giustificare o provocare uno stupro. Tute da lavoro, pigiami, jeans e magliette: abiti ordinari che raccontano storie straordinariamente dolorose.
L’allestimento, curato dal CineCircolo Maurizio Grande e dallo sportello antiviolenza “La Ginestra”, ha profondamente scosso i visitatori. Teresa Sposato, presidente de La Ginestra, ha preso parte al convegno di sabato consegnando un riconoscimento a Rositani, Squatrito e al Procuratore della Repubblica di Paola, Domenico Fiordalisi. Quest’ultimo ha ricordato come l’aggressione fisica sia solo l’ultimo atto di una lunga e invisibile catena di manipolazione psicologica. A suggello della mattinata, è stata inaugurata una panchina rossa nel cuore della città.
Uno sguardo al futuro
La rassegna si è chiusa domenica sera con la presentazione in anteprima nazionale dello spot «Domani», realizzato da Angelina Dukhnievych e Annalaura Panico della Scuola di Cinema di Napoli. Un’opera breve ma incisiva che ribadisce l’assoluta urgenza della denuncia.
Il Mediterraneo Festival Corto non è stato solo una vetrina per registi e cineasti, ma un laboratorio di empatia collettiva. Gli ospiti e gli artisti presenti sono stati profondamente segnati dall’esperienza, dimostrando come l’arte, quando incontra la realtà, possa diventare uno strumento formidabile di cambiamento culturale.





