Vertice Regione-Sindacati: si stringe il cerchio sul futuro degli ex Lsu-Lpu calabresi
CATANZARO – Un confronto serrato, tecnico ma dal forte peso politico. I segretari generali calabresi di Cgil, Cisl e Uil – Luigi Veraldi, Giuseppe Lavia e Mariaelena Senese – hanno varcato la soglia dell’assessorato alle Politiche del Lavoro per incontrare l’assessore regionale Giovanni Calabrese. Al centro del tavolo, che ha visto la partecipazione attiva anche dei referenti di categoria Walter Bloise (UilFp), Luciana Giordano (Cisl-Fp) e Bruno Schipano (Fp-Cgil), c’è la delicata e annosa partita che riguarda la stabilizzazione e il potenziamento contrattuale degli ex lavoratori Lsu/Lpu della Calabria.
La discussione è entrata subito nel vivo della gestione finanziaria. Da tempo, infatti, la Regione ha manifestato la propria disponibilità a riattivare la natura dinamica del fondo destinato alla contrattualizzazione di questo bacino di lavoratori. L’obiettivo? Utilizzare in modo strategico le economie derivanti dalla gestione 2025 e dalle annualità successive.
La ricognizione e la mappa dei contratti
Attualmente è in corso una complessa mappatura avviata dagli uffici regionali per fotografare l’esatta situazione contrattuale e contributiva dei lavoratori. In attesa dei dati definitivi, le sigle sindacali hanno già teso la mano, dichiarandosi pronte ad aggiornare l’accordo quadro in vigore dal 2022. L’idea è quella di integrarlo rapidamente con criteri chiari e condivisi per la ripartizione delle risorse destinate ai singoli addetti.
«Bisogna definire con precisione il perimetro della redistribuzione», hanno puntualizzato i vertici sindacali a margine dell’incontro. La realtà del territorio, del resto, parla chiaro: una fetta imponente di questa forza lavoro è ancora intrappolata nel part-time, spesso con contratti ridotti al minimo storico di appena 18 ore settimanali.
Più ore e premialità per i Comuni virtuosi
La linea dei sindacati è netta. Anche a fronte di risorse inizialmente esigue, ogni centesimo recuperato dalle economie di gestione deve essere immediatamente tradotto in un aumento del monte orario. Più ore significa più salario e, soprattutto, una stabilità occupazionale non più solo di facciata. La priorità assoluta, in questa fase di redistribuzione, sarà accordata a chi oggi lavora con i contratti più penalizzanti.
Ma lo sguardo è già rivolto al post-2025. Una volta che la ricognizione regionale avrà restituito un quadro nitido e incontestabile della situazione, i sindacati propongono un cambio di passo anche per gli enti locali: l’introduzione di meccanismi di premialità per quei Comuni che decideranno di cofinanziare, con risorse proprie, l’incremento delle ore lavorative dei propri dipendenti ex Lsu/Lpu.
La sessione si è conclusa con un rinvio tecnico. Il tavolo tornerà a riunirsi non appena gli uffici regionali avranno sciolto gli ultimi nodi normativi e operativi sulle modalità di redistribuzione dei fondi. La strada è tracciata, ma la burocrazia deve ora correre al passo con le necessità dei lavoratori.





