Lavoro

Konecta, 74 Lavoratori a Rischio. La protesta a Catanzaro: “Non Siamo Fantasmi”

CATANZARO, 5 MAGGIO 2026 – Volti coperti da maschere bianche, simbolo di un’invisibilità che non accettano più. Sono i 74 lavoratori di Konecta R che questa mattina hanno inscenato un sit-in di protesta davanti alla Cittadella regionale di Catanzaro. A pochi giorni dalla scadenza dei loro contratti, fissata per il 18 maggio, e con la scure dell’esclusione dagli ammortizzatori sociali, la loro protesta mira a scuotere le coscienze della politica regionale su quello che definiscono “il fallimento di un progetto nato per creare lavoro e che oggi genera solo precarietà”.

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A raccogliere il loro grido d’allarme i consiglieri regionali Elisabetta Barbuto (M5S) ed Enzo Bruno (Tridico Presidente), che hanno immediatamente portato la vertenza sui tavoli della Giunta.

«Non si tratta di un problema tecnico, ma di una precisa responsabilità politica», hanno dichiarato congiuntamente Barbuto e Bruno. «Parliamo di un progetto finanziato con ingenti risorse pubbliche che, invece di garantire stabilità, sta scaricando sui più deboli il proprio fallimento. Queste persone non sono un effetto collaterale, hanno diritto alla dignità e a risposte concrete».

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La pressione ha sortito un primo, parziale risultato. Nel corso della mattinata, i due consiglieri hanno ottenuto un’interlocuzione con l’assessore al Lavoro, Giovanni Calabrese, che si è impegnato a convocare a breve un tavolo di confronto con una delegazione dei lavoratori.

Ma il tempo stringe. L’obiettivo, come sottolineato da Barbuto, è trovare «soluzioni immediate per evitare che decine di famiglie si ritrovino senza reddito e tutele». La richiesta è duplice: una soluzione tampone per l’emergenza imminente e una visione strutturale per un intero comparto, quello della digitalizzazione, che in Calabria stenta a decollare nonostante le promesse.

«Questa vicenda è il banco di prova della credibilità delle istituzioni», concludono Barbuto e Bruno. «O si dimostra che i fondi pubblici servono a creare lavoro vero, oppure si certifica l’ennesimo fallimento». Una sfida che lascia la politica regionale di fronte a un bivio.

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