Cronaca

Caos Aterp Calabria: quel buco da 4 milioni di affitti mai riscossi che inguaia i vertici

Catanzaro – Case popolari senza controllo e casse pubbliche svuotate. L’edilizia residenziale pubblica in Calabria trema sotto il peso di un’inchiesta che fotografa anni di inerzia e uffici paralizzati. Al centro della bufera c’è l’Aterp (Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale Pubblica), finita nel mirino della magistratura contabile per una gestione dei canoni di locazione definita, senza troppi giri di parole, disastrosa. Il conto presentato? Un presunto danno erariale che supera l’esorbitante cifra di quattro milioni di euro. Soldi dei cittadini, semplicemente svaniti nel nulla.

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Il j’accuse della Corte dei Conti: crediti fantasma e prescrizione

Come si è arrivati a questo punto? La risposta sta in una montagna di faldoni polverosi e canoni mai incassati. Secondo l’impianto accusatorio, per anni l’ente avrebbe assistito passivamente al mancato pagamento degli affitti da parte di numerosi assegnatari. Nessun sollecito efficace, nessuna azione di recupero crediti degna di nota. Il risultato di questo immobilismo è stato tanto inevitabile quanto letale per il bilancio pubblico: i crediti si sono progressivamente deteriorati, trasformandosi in somme del tutto inesigibili. Molti di questi, addirittura, sono ormai caduti in prescrizione. Cancellati dal tempo.

La Procura regionale della Corte dei Conti non è rimasta a guardare. I magistrati contabili hanno notificato un formale invito a dedurre a nove dirigenti dell’Aterp, sia attuali che del passato. Per loro, l’accusa è pesante: aver causato, con la propria condotta omissiva e una marcata inerzia gestionale, il dissesto finanziario dell’ente. Ora i vertici avranno un tempo limitato per presentare le proprie memorie difensive e provare a smontare le tesi della Procura.

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Fiamme Gialle al setaccio: si cercano le responsabilità individuali

Ma la partita non si gioca solo nelle aule della Corte dei Conti. Le indagini, delegate ai militari della Guardia di Finanza, stanno scavando a fondo nei flussi documentali dell’azienda. I finanzieri stanno spulciando tabulati, registri e database per ricostruire con precisione chirurgica la mappa dei mancati pagamenti. L’obiettivo degli investigatori è duplice: da un lato quantificare al centesimo l’entità del danno, dall’altro individuare le specifiche responsabilità personali all’interno della catena di comando. Chi doveva firmare i decreti d’ingiunzione e non l’ha fatto? Chi ha chiuso gli occhi davanti ai morosi storici?

L’inchiesta promette di allargarsi, sollevando interrogativi inquietanti su come sia stato gestito, negli ultimi anni, un patrimonio immobiliare che avrebbe dovuto garantire un tetto alle fasce più deboli della popolazione calabrese, e che invece si è trasformato in un buco nero di inefficienza e presunti favoritismi.

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