Sanità: Liste d’attesa in Calabria, la denuncia della Tazzina della Legalità: «Non resteremo più in silenzio»
CATANZARO — Il diritto alla salute in Calabria continua a scontrarsi con la barriera invisibile, ma invalicabile, delle liste d’attesa. Una realtà quotidiana fatta di rinvii e rinunce che contrasta nettamente con i toni rassicuranti della narrativa istituzionale. A sollevare nuovamente il caso è l’associazione “La Tazzina della Legalità”, che attraverso una dura nota firmata dal presidente Sergio Gaglianese e dal referente sanità Giovanni Primerano lancia un ultimatum alla governance regionale: senza risposte concrete, la battaglia si sposterà nelle aule di giustizia.
«Riceviamo continue segnalazioni da parte di cittadini e pazienti esasperati», spiegano i rappresentanti dell’associazione, accendendo i riflettori su un paradosso tutto calabrese. Da un lato ci sono i dati ufficiali, dall’altro l’esperienza diretta di chi prova a prenotare una visita. Recentemente, il Direttore Generale di Azienda Zero, Gandolfo Miserendino, ha espresso forte soddisfazione per i progressi registrati sul territorio, parlando di performance addirittura superiori alla media nazionale. Ma dove sono questi dati? «Assistiamo quotidianamente alla diffusione di statistiche che descrivono una situazione in netto miglioramento, ma che, di fatto, non possono essere verificati dai cittadini poiché non vengono resi pubblici in maniera trasparente e dettagliata», incalza la Tazzina della Legalità.
La forbice tra la propaganda e la realtà dei fatti resta larghissima. Chi ha bisogno di un esame diagnostico o di una visita specialistica nel circuito pubblico si sente spesso proporre date a distanza di mesi, se non di anni. Chi può permetterselo paga di tasca propria, migrando verso il privato. Chi non ha risorse economiche, semplicemente, smette di curarsi.
Per spezzare questo circolo vizioso, l’associazione ha formalizzato una richiesta di incontro urgente indirizzata sia al manager di Azienda Zero, Miserendino, sia al Presidente della Regione e commissario alla sanità, Roberto Occhiuto. L’obiettivo non è solo protestare. Durante una recente conferenza stampa, il sodalizio ha presentato un documento programmatico contenente proposte operative e soluzioni concrete per aggredire il problema alla radice. Un contributo tecnico che attende ora di essere discusso ai tavoli istituzionali.
La pazienza, tuttavia, è esaurita. «Non resteremo più in silenzio», avvertono Gaglianese e Primerano. «Qualora dovesse persistere l’assenza di risposte e di un confronto istituzionale, ci vedremo costretti a valutare ogni iniziativa utile, compreso il ricorso alle autorità competenti affinché venga accertato il rispetto dei diritti dei cittadini». Il messaggio finale è un richiamo ai principi fondamentali dello Stato: la salute è un diritto costituzionale, e non può essere sacrificata sull’altare delle inefficienze burocratiche.





