Autonomia, Filomena Greco (Iv) replica alla Lega Veneto: «Nessun regalo al Sud, il Mezzogiorno ha dato più di quanto ha ricevuto»
VENEZIA – «Leggo che, secondo la Lega Veneto, il Sud avrebbe vissuto per anni grazie ai “fiumi di denaro” arrivati dal Nord e che oggi starebbe andando “da mamma Roma a piangere”. Sono parole che ripropongono una narrazione vecchia, comoda e profondamente distante dalla realtà. Se davvero si vuole discutere seriamente di autonomia differenziata, bisogna partire dai dati e non dagli slogan».
Inizia con un netto rifiuto della retorica assistenzialista la dura replica di Filomena Greco, consigliera regionale di Casa Riformista – Italia Viva, indirizzata agli esponenti del Carroccio veneto. Al centro dello scontro, la mobilitazione e la raccolta firme dei sindaci meridionali contro le pre-intese sull’autonomia differenziata.
La contabilità del divario: i dati della fuga dal Sud
Per smontare la tesi del “Mezzogiorno assistito”, la consigliera regionale richiama i report scientifici e istituzionali di CNEL, SVIMEZ, ISTAT, Banca d’Italia, Corte dei Conti ed Eurispes. Numeri alla mano, il quadro descritto è quello di un territorio che continua a cedere ricchezza e capitale umano a vantaggio delle aree più forti del Paese, Veneto compreso.
La fuga dei giovani laureati, formati con risorse pubbliche meridionali, si traduce in una perdita economica stimata in circa 8 miliardi di euro l’anno a scapito del Sud. A questo si aggiunge il capitolo della mobilità sanitaria: la sola Calabria versa ogni anno circa 350 milioni di euro alle strutture del Centro-Nord per curare i propri cittadini, mentre il Veneto incassa dal Sud un credito complessivo da mobilità attiva pari a circa 530 milioni all’anno. Sullo sfondo, resta ancora inattuata la norma di legge che impone di destinare al Mezzogiorno almeno il 40% delle risorse ordinarie in conto capitale.
«Davvero qualcuno ha il coraggio di sostenere che il Sud abbia vissuto di privilegi? — incalza Greco —. Se quei “fiumi di denaro” sono davvero arrivati, qualcuno ci dica dove si vedono. Negli ospedali che i cittadini sono costretti a lasciare per curarsi altrove? Nelle ferrovie non elettrificate? Nell’alta velocità inesistente? Nelle scuole che perdono studenti? Nei giovani costretti a emigrare? Nei Comuni che ogni giorno faticano a garantire servizi essenziali? Noi, di quei privilegi di cui parla la Lega, continuiamo a non vederne traccia. Noi non chiediamo elemosine e non stiamo piangendo. Chiediamo semplicemente che lo Stato rispetti le proprie leggi e garantisca ai cittadini italiani gli stessi diritti, ovunque essi vivano. Definire “pianto” la richiesta di applicare la Costituzione significa capovolgere la realtà».
Il nodo costituzionale e il richiamo alla Consulta
La consigliera di Italia Viva richiama l’attenzione sulla recente giurisprudenza costituzionale, citando la sentenza n. 192 del 2024 della Corte Costituzionale. I giudici delle leggi hanno ribadito che l’unità della Repubblica e l’uguaglianza sostanziale dei cittadini costituiscono limiti invalicabili, che i Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) devono essere effettivamente garantiti e che il sistema di perequazione non può essere svuotato. Principi cardine con cui, secondo Greco, i sostenitori della riforma devono confrontarsi prima ancora di polemizzare con le regioni del Sud.
L’appello alle forze del territorio: «Superare le appartenenze»
«Le dichiarazioni della Lega non mi stupiscono — prosegue Greco —. Sono coerenti con una linea politica che, da sempre, è stata sfavorevole al Sud. Mi preoccupa molto di più che la difesa del Mezzogiorno nasca solo quando esplode una polemica, salvo tornare al silenzio il giorno dopo. Ci indigniamo individualmente, spesso dietro uno schermo, ma troppo raramente trasformiamo quell’indignazione in partecipazione collettiva».
Da qui l’appello a sindaci, consiglieri, parlamentari, associazioni, sindacati, università e imprese per fare fronte comune, mettendo in secondo piano le bandiere di partito quando sono in gioco i diritti fondamentali. «Il Mezzogiorno non ha bisogno di essere compatito. Ha bisogno di una classe dirigente che abbia il coraggio di difenderlo e di cittadini pronti a far sentire, insieme, la propria voce».
«Prima uguali condizioni, poi la sfida sull’efficienza»
In conclusione, l’esponente di Casa Riformista precisa la propria posizione di principio sull’istituto dell’autonomia, sgomberando il campo da possibili equivoci strumentali: «L’autonomia differenziata è prevista dalla Costituzione e noi rispettiamo la Costituzione in ogni sua parte. Ma la stessa Costituzione impone anche l’uguaglianza dei diritti, la perequazione e la solidarietà tra i territori. Prima garantiamo a tutti i cittadini italiani gli stessi diritti e gli stessi livelli essenziali delle prestazioni. Mettiamo tutte le Regioni sulla stessa linea di partenza. Poi sarà giusto confrontarsi e vedere chi saprà amministrare meglio. Quello che non possiamo accettare è una gara in cui qualcuno parte cento metri avanti e, alla fine, pretende anche di dire che ha vinto per merito. La vera autonomia nasce dall’uguaglianza delle opportunità, non dalle disuguaglianze di partenza. Solo così l’autonomia sarà davvero una conquista per tutti e non un privilegio per pochi».





