Cultura

Da Sibari a Milano: l’archeologia calabrese sfida i giganti della cultura sul terreno dell’innovazione

I Parchi Archeologici di Crotone e Sibari approdano sul prestigioso palco del Politecnico di Milano, finalisti al Premio Nazionale per l’Innovazione Digitale. Al centro della contesa, il rivoluzionario allestimento del Museo di Capo Colonna, un progetto che trasforma l’accessibilità da obbligo a manifesto etico e tecnologico. “Il digitale è il nostro alleato per abbattere ogni barriera,” afferma il Direttore Filippo Demma, “domani si gioca una partita importante per l’intera Calabria.”

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Un’onda di innovazione tecnologica, nata nel cuore della Magna Grecia, si appresta a conquistare la capitale del design e della tecnologia. I Parchi Archeologici di Crotone e Sibari si trovano catapultati ai vertici della museologia nazionale, selezionati tra i tre finalisti italiani per la categoria “Accessibilità” del Premio Gianluca Spina 2026. Un traguardo di assoluto prestigio, promosso dall’Associazione Gianluca Spina ETS e dall’Osservatorio Innovazione Digitale per la Cultura del Politecnico di Milano, con il patrocinio del Ministero della Cultura.

La scintilla di questa impresa è il recente riallestimento del Museo Archeologico Nazionale di Capo Colonna. Inaugurato a marzo e finanziato con i fondi del PNRR, non si tratta di una semplice digitalizzazione, ma di una rivoluzione copernicana nell’accoglienza museale. L’istituto calabrese si trova ora a competere in un agone culturale di altissimo profilo, fianco a fianco con colossi come la Fondazione Piccolo Teatro di Milano e il Planetario di Torino. La proclamazione del vincitore è imminente: domani, 9 giugno, nell’Aula Magna dell’ateneo milanese, si deciderà chi ha saputo interpretare al meglio il futuro dei luoghi della cultura.

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Il palcoscenico non è casuale. L’evento coincide con la presentazione della ricerca annuale dell’Osservatorio, un’analisi rigorosa che dal 1999 misura la maturità digitale del settore culturale italiano. Quest’anno, i riflettori sono puntati sui megatrend destinati a plasmare il prossimo decennio: dall’Intelligenza Artificiale alla Realtà Estesa, tecnologie che stanno già ridisegnando l’offerta e i modelli di partecipazione.

Ma cosa ha reso il progetto di Capo Colonna così dirompente? La capacità di coniugare il rigore scientifico, celebrato dal rientro del “Tesoro della Dea”, con soluzioni d’avanguardia per un’accoglienza autenticamente universale. Si va dall’assistenza virtuale in undici lingue fino a un’innovazione tanto discreta quanto potente: una sala di decompressione a bassa stimolazione sensoriale, pensata per ospiti con neurodiversità e fragilità cognitive. Un cambio di paradigma radicale.

“Essere finalisti qui, davanti a una giuria scientifica di questo livello, certifica che la ricerca applicata ai massimi livelli può prosperare anche in contesti territoriali complessi,” dichiara con orgoglio il Direttore Filippo Demma. La sua visione è chiara: Capo Colonna è un modello da estendere a tutto il patrimonio archeologico locale. “Abbiamo dimostrato che l’accessibilità non è solo rimuovere ostacoli architettonici; significa garantire a chiunque una fruizione democratica della storia. Il digitale, moderato e consapevole, è lo strumento per trasformare ogni museo in uno spazio vivo, aperto e privo di barriere.”

L’attesa per il verdetto di domani è palpabile. Demma lancia un appello appassionato: “L’auspicio è che la folta comunità di corregionali e professionisti residenti in Lombardia possa raggiungerci in aula per sostenerci”. Un invito che assume un peso specifico, poiché il regolamento prevede che il pubblico presente in sala possa votare. Un appello che trasforma una competizione tecnologica in un evento di comunità, un ponte ideale tra la Calabria e la sua diaspora lombarda, uniti nel sostenere un’eccellenza che guarda al futuro senza dimenticare le proprie radici.

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